mercoledì 19 settembre 2018

Reso alle fumetterie? Parla un veterano...

Dopo quanto detto la scorsa settimana, da Cagliari, l'amico e collega Gianfranco Loriga, già presidente dell'Associazione Fumetterie Italiane, AFUI, e membro fondatore dell'ALF, Associazione Librerie del Fumetto, ripercorre la recente storia del reso per le fumetterie.

Nei prossimi giorni, chiuderemo il cerchio con le "deposizioni" degli editori che il reso, seppur in modo estemporaneo e limitato, direi quasi "spot" se usassi inglesismi, lo danno: chi meglio di loro può dirci quali sono i risultati di tali sperimentazioni?




Il circuito distributivo rappresentato dalle fumetterie (rivendite specializzate in fumetti, legalmente e merceologicamente inquadrate come librerie) nasce in Italia intorno alla metà degli anni ‘80 e si differenzia da quello delle librerie di varia (altro modo in cui viene chiamato il settore librario generalista) e da quello delle edicole, oltre che per il fatto di trattare principalmente albi e volumi a fumetti, per la mancanza pressoché totale della possibilità di rendere gli invenduti.

Dato che però qualcuno sostiene che in realtà diversi editori avrebbero provato più volte ad aprire alla possibilità del reso degli invenduti con degli esperimenti che non avrebbero suscitato l’interesse dei dettaglianti (cosa peraltro non dimostrata) ci preme chiarire le modalità ed i perché di questi tentativi andati, sembrerebbe, a vuoto.

Limitiamoci per ora ad elencare la maggior parte degli esperimenti in tale senso di cui abbiamo memoria, dividendoli per casa editrice o distributore

-Star Comics in un paio di occasioni ha proposto una rottamazione arretrati, e cioè la possibilità di rendere titoli di questa casa compresi in un dato elenco, a patto di utilizzare il credito così ottenuto per un acquisto contestuale di una quantità doppia di materiale presente nello stesso elenco.

-Panini Comics ha proposto in occasione di iniziative particolari (come il lancio di un nuovo corso Marvel o il tentativo di costruire una rete di Disney Point) un reso percentuale che non ha mai superato il 25% dell’ordinato, a fronte di prenotazioni di determinati titoli più alte (anche di parecchio) rispetto al reale bisogno del negozio.

-Rw Lion ha proposto qualcosa di simile in occasione di altrettanti rilanci di pubblicazioni DC Comics o in concomitanza di eventi particolari, con minimi d’acquisto ancora più elevati rispetto a quelli richiesti da Panini.

-Bao Publishing, propone attualmente un titolo novità al mese con il reso assoluto.

-Editoriale Cosmo insieme a Kleiner Flüg e Nona Arte propongono trimestralmente un gruppo di uscite che acquistate in quantità prefissate (dette ‘target’ e più alte del solito) dispongono della rendibilità totale.

-Jpop/Bande Dessinee lancia spesso nuove serie con la rendibiltà totale del primo numero a fronte di un acquisto a target.

-Italy Comics accetta frequentemente rese di suoi titoli gestite dai distributori.

-001 Edizioni/Hikari lancia alcune novità con il reso totale a fronte di ordini a target.

-Dynit ha proposto di recente tutti i volumi della collana Dynit Showcase con una formula di reso totale e ordini a target.

-Alcuni piccoli editori, in un rapporto diretto con il singolo punto vendita, accettano cambi merce.

-Alcuni distributori accettano sporadicamente rese di materiale di editori dei quali sono esclusivisti.

-Il distributore Terminal Video accetta la resa totale di diverso materiale fumettistico e non, a patto che si tratti di materiale acquistato negli ultimi sei mesi.

-Il distributore Alastor/Pegasus, non più in attività distributiva, ha accettato per brevi periodi una resa percentuale di materiale pubblicato dai propri esclusivisti, tra il 5% e il 10% del fatturato, prassi presto abbandonata a causa delle continue modifiche alla regola, mai puntualmente comunicate alle fumetterie.


Alla fine di questa elencazione però qualcuno potrebbe pensare ad un quadro ricco di opportunità per le attività interessate e potrebbe di conseguenza stupirsi nel momento in cui noi ribadiamo che “le fumetterie non dispongono della possibilità di rendere gli invenduti”.

In realtà è cruciale riflettere sul fatto che anche se tutte queste politiche fossero state applicate contemporaneamente e non, come è successo, nell’arco di una quindicina d’anni (anche se con un’intensificazione negli ultimi due, segno forse della maturazione di una consapevolezza), non avrebbero coperto più del 5% dell’ordinato medio mensile di una fumetteria, tenendo presenti i diversi pesi e le diverse rese economiche dati dagli editori citati, e comunque costringendo sempre la fumetteria ad un rischio maggiore.

Valga come esempio massimo il fatto che nonostante da sola la produzione Panini Comics rappresenti normalmente più del 50% degli ordini di una fumetteria, i resi concessi da questa casa riguardino solo materiale legato ad eventi lancio (non più di uno all’anno) e non superino il 25% dell’acquistato ma siano comunque condizionati dall’acquisto di un consistente numero di copie, ben superiore al solito.

Facile capire come in questi casi l’aumento del rischio richiesto per l’accesso al beneficio vanifichi di fatto una buona parte dei suoi effetti positivi.

In sostanza, l’insieme di queste iniziative, a causa della loro sporadicità, del fatto di essere limitate a piccole forniture (relativamente al totale degli ordini di una fumetteria), e spesso complicate nell’applicazione quando non decisamente cervellotiche, vede ridotti drasticamente quelli che dovrebbero esserne gli effetti positivi ed addirittura in qualche caso, per il miraggio di un potenziale futuro guadagno o la paura di essere poco competitivi rispetto alla concorrenza locale, può essere fonte di ulteriori problemi.

Altrettanto facile capire quindi, per chi non si sia distratto o abbia generiche difficoltà ad estrapolare, come l’investimento richiesto da un’esposizione di merci ricca e completa, paragonabile a quella di una libreria di varia appartenente ad una delle principali catene di vendita e posizionata al centro di una delle maggiori città italiane sia un rischio che non può facilmente essere sostenuto da una piccola attività di provincia, rivolta ad una nicchia di mercato, caratterizzata dalla vendita di beni a prezzo prefissato e apportatori di una marginalità risicata (se comparata a molti altri settori merceologici che utilizzano il conto assoluto), anche in considerazione del fatto non secondario che l’assortimento è soggetto ad un rapido ‘invecchiamento’ data l’enorme quantità di nuovi titoli riversata mensilmente sul mercato (più di 500 novità al mese!).
E del resto in quanti altri settori merceologici si è di fatto costretti a reinvestire nell’acquisto di merci la maggior parte dei ricavi mese dopo mese?

Per concludere, lo scopo di questa riflessione non è il tentativo di impietosire nessuno piangendosi addosso. 
Sappiamo bene quanto la vita sia dura per tutti, che nessuno ti regala niente, che i pensionati non arrivano a fine mese, e gli esodati, e chi non ha un lavoro, bla bla bla...
Il punto è un altro: quando non si sanno le cose è meglio informarsi e qualora non si abbia interesse a farlo, tacere.

È vero, qualche volta si pensa di sapere come stiano le cose, anzi oggigiorno è di gran moda pontificare sui cazzi e i mazzi degli altri, facendo i conti in tasca a chicchessia, ma in questo specifico caso ci sia concesso rimandare indietro illazioni ed affermazioni poco accurate e poco rispettose se non addirittura velenose.


Gianfranco Loriga, Loriga Fumetti, Cagliari

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