Nel 2013 Edizioni Arcadia pubblico il quarto e quinto nello stesso formato.
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domenica 10 marzo 2019
Torna - e si conclude! - Davvero!
Tra il 2011 e il 2013 uscì Davvero!: Paola Barbato si inventò questo webcomic di successo (molto bello, e ve lo dice uno che non ama leggere online!), che divenne un fumetto che, purtroppo, non ebbe lo stesso seguito: Star Comics pubblicò i primi quattro albi, interrompendo drasticamente quella che doveva essere una run di dodici.
martedì 9 febbraio 2016
UT: La Bonelli sbarca in libreria con un inedito... "da edicola"
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lunedì 6 luglio 2015
"E Cenere Tornerai...": come leggere (e recensire poi) un Dylan Dog (quasi) per sbaglio
Mi trovavo a Padova.
Alla stazione, per l'esattezza.
E stavo tornando a casa.
Per il viaggio, due giorni, mi ero portato solo un volume di Scalped, uno di Rachel Rising, un Dragonero e la bella raccolta che Lion aveva fatto delle ultime storie di Hellblazer di Ennis.
Effettivamente, poca roba. Ma, essendo reduce da una settimanaccia a livello fisico, pensavo che sarei riuscito a lavoricchiare un po', sul treno. E, magari, come bonus a dormire.
Invece no: impossibile lavorare sui treni italiani. Connessione a singhiozzo, posti scomodi (tavolinetto che, aperto, non è in piano!)... insomma, nulla da fare.
Ma dormire, si. E leggere pure.
Morale: mi ritrovavo con solo mezzo Rachel Rising per tre ore di viaggio.
Dovevo rifornirmi.
In edicola, vedo Tex: Alaska. Anche se mi sembra di averlo, mi fido della novità e non mi accorgo che non è che una riproposta del MaxiTex (alquanto noioso) di alcuni anni fa. Lo prendo, anche per via della bella placca di latta che - lo scopro in quel momento - la Bonelli pare aver allegato alle uscite texiane del mese. Uscendo dall'edicola, mi viene il dubbio: è riprezzato, non può essere "nuovo".
Torno indietro, e lo cambio con due cose meno corpose (un peccato: il Maxi, trecento e passa pagine, è proprio da viaggio): gli ultimi usciti de Le Storie - del quale riparleremo - e Dylan Dog.
Leggo prima quest'ultimo. E mi piace. Molto.
Mi viene in mente che non ho toccato per nulla, su questo blog, l'argomento "rilancio di Dylan Dog".
Essenzialmente per due motivi.
Il primo, è che non sono mai stato un fan della serie. Ho letto gran parte delle storie classiche, mi sono anche piaciute, ma non ho mai sopportato il personaggio: gli preferivo gente più tosta e decisa, come Tex o Martin Mystère. Come Nathan Never, solo per restare in ambito italiano.
Il secondo è che... generalmente "uso" il blog anche a fini promozionali per il materiale che vendo.
Francamente, recensire albi Bonelli, che non si distribuisce - di fatto - nelle librerie specializzate, mi sa quasi una perdita di tempo. Come a dire: se l'editore non ci tiene, ad essere nel mio negozio, perché dovrei usare del mio tempo per spingere i suoi prodotti?
Cosa che, poi, di fatto spesso faccio, in nome del buon fumetto e nella logica di agevolare i clienti... ma in ogni caso cerco di essere coerente con la politica dell'editore milanese.
mercoledì 19 giugno 2013
Davvero chiude. Anzi no (2). La parola a Paola Barbato
Davvero chiude.
Anzi, no: la Star lo sospende, dopo averlo reso bimestrale addirittura prima dell'uscita del terzo albo, per poi abbandonarlo uscito il quattro. La serie verrà proseguita dalle edizioni Arcadia, come abbiamo già detto oggi stesso.
Abbiamo, in proposito, sentito Paola Barbato, creatrice e coordinatrice del progetto.
Come ne esce il progetto Davvero, dopo la bimestralizzazione prima e la "chiusura" poi?
Puoi anche togliere le virgolette, dato che comunque per il momento il progetto si esaurirà con il n°6 e non con il n°12 come in realtà speravamo. La prima cosa che va detta è che oggettivamente il progetto non ha avuto successo. Con tutti i se e i ma del caso è un fatto di cui va preso atto. I lettori che ci hanno seguito fin dall'inizio e che si sono appassionati alle vicende di Martina sono splendidi e ci hanno dato grandissime soddisfazioni (non li ringrazieremo mai abbastanza per il loro sostegno ed entusiasmo) ma evidentemente non erano abbastanza per le aspettative della casa editrice. Il progetto resta quindi a mio avviso un'esperienza molto bella che ha dato modo a diversi artisti di mettersi in luce e trovare buone occasioni di lavoro. Per il resto è stato giusto provarci ed è ora giusto prendere atto che non è andata come speravamo.
Quali sono gli errori vostri, e quali quelli della Star?
Non rispondo per la Star, non faccio i conti in tasca agli altri e se vorranno riflettere sulle loro mancanze lo faranno direttamente. Noi abbiamo indubbiamente creduto che la comunicazione sul web potesse avere un buon riscontro anche nelle realtà editoriali fuori dalla rete e ci sbagliavamo. Per quanto amore e passione abbiamo messo nel progetto, aprendo pagine Facebook, un sito, partecipando a tantissimi eventi del settore e molte altre cose realizzate da tutto lo staff (nell'occasione ringrazio e abbraccio anche loro, un team meraviglioso di una quindicina di persone che sono diventate una vera famiglia), questi non sono stati sufficienti per informare in maniera adeguata sul progetto, pubblicizzarlo e divulgarlo. Avremmo forse dovuto affidarci a un ufficio stampa esterno o a mezzi di comunicazione più massicci, ma per questo era necessario anche avere alle spalle dei finanziamenti che noi non avevamo.
Secondo te, a questo punto, Bonelli a parte, si può puntare ancora sulle edicole?
Certamente sì, credo che tutto stia nel modo in cui lo si fa. Il nostro progetto era nato come un'Armata Brancaleone, ci siamo affidati solo alle nostre forze e alla nostra voglia di fare, ma del resto l'approdo in edicola per noi è stato fortunoso, non preventivato. Portare in edicola una proposta nuova è sicuramente fattibile ma altrettanto faticoso, richiede impegno, passione, lungimiranza. E bisogna partire con una preparazione adeguata.
In chiusura: perché Edizioni Arcadia?
Visto che in edicola non avevamo i numeri sufficienti per restare sul mercato ci siamo rivolti al solo circuito delle fumetterie. Le Edizioni Arcadia, suggeriteci anche da Giuseppe Di Bernardo, sono state una scelta ovvia. Siamo certi che potranno regalare ai nostri lettori un'ottimo prodotto che si presenti in linea con i quattro albi presentati dalla Star Comics. E di questo siamo loro molto grati.
Grazie.
Anzi, no: la Star lo sospende, dopo averlo reso bimestrale addirittura prima dell'uscita del terzo albo, per poi abbandonarlo uscito il quattro. La serie verrà proseguita dalle edizioni Arcadia, come abbiamo già detto oggi stesso.
Come ne esce il progetto Davvero, dopo la bimestralizzazione prima e la "chiusura" poi?
Puoi anche togliere le virgolette, dato che comunque per il momento il progetto si esaurirà con il n°6 e non con il n°12 come in realtà speravamo. La prima cosa che va detta è che oggettivamente il progetto non ha avuto successo. Con tutti i se e i ma del caso è un fatto di cui va preso atto. I lettori che ci hanno seguito fin dall'inizio e che si sono appassionati alle vicende di Martina sono splendidi e ci hanno dato grandissime soddisfazioni (non li ringrazieremo mai abbastanza per il loro sostegno ed entusiasmo) ma evidentemente non erano abbastanza per le aspettative della casa editrice. Il progetto resta quindi a mio avviso un'esperienza molto bella che ha dato modo a diversi artisti di mettersi in luce e trovare buone occasioni di lavoro. Per il resto è stato giusto provarci ed è ora giusto prendere atto che non è andata come speravamo.
Quali sono gli errori vostri, e quali quelli della Star?
Non rispondo per la Star, non faccio i conti in tasca agli altri e se vorranno riflettere sulle loro mancanze lo faranno direttamente. Noi abbiamo indubbiamente creduto che la comunicazione sul web potesse avere un buon riscontro anche nelle realtà editoriali fuori dalla rete e ci sbagliavamo. Per quanto amore e passione abbiamo messo nel progetto, aprendo pagine Facebook, un sito, partecipando a tantissimi eventi del settore e molte altre cose realizzate da tutto lo staff (nell'occasione ringrazio e abbraccio anche loro, un team meraviglioso di una quindicina di persone che sono diventate una vera famiglia), questi non sono stati sufficienti per informare in maniera adeguata sul progetto, pubblicizzarlo e divulgarlo. Avremmo forse dovuto affidarci a un ufficio stampa esterno o a mezzi di comunicazione più massicci, ma per questo era necessario anche avere alle spalle dei finanziamenti che noi non avevamo.
Secondo te, a questo punto, Bonelli a parte, si può puntare ancora sulle edicole?
Certamente sì, credo che tutto stia nel modo in cui lo si fa. Il nostro progetto era nato come un'Armata Brancaleone, ci siamo affidati solo alle nostre forze e alla nostra voglia di fare, ma del resto l'approdo in edicola per noi è stato fortunoso, non preventivato. Portare in edicola una proposta nuova è sicuramente fattibile ma altrettanto faticoso, richiede impegno, passione, lungimiranza. E bisogna partire con una preparazione adeguata.
In chiusura: perché Edizioni Arcadia?
Visto che in edicola non avevamo i numeri sufficienti per restare sul mercato ci siamo rivolti al solo circuito delle fumetterie. Le Edizioni Arcadia, suggeriteci anche da Giuseppe Di Bernardo, sono state una scelta ovvia. Siamo certi che potranno regalare ai nostri lettori un'ottimo prodotto che si presenti in linea con i quattro albi presentati dalla Star Comics. E di questo siamo loro molto grati.
Grazie.
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domenica 20 gennaio 2013
Un peccato. Davvero!
Abbiamo già parlato di DAVVERO qui, qui e qui.
Un bel progetto online che si è trasformato in una serie cartacea davvero inusuale (e coraggiosa) per il mercato italiano.
News di alcuni giorni fa, dal sito Star Comics:
"ATTENZIONE: a causa di un problema tecnico l’uscita del volume 3 di DAVVERO sarà posticipata al 7 Febbraio 2013.
Anche le successive date di uscita subiranno modifiche: il n.4 sarà disponibile il 24 Aprile 2013 e successivamente la pubblicazione procederà con cadenza bimestrale.
Ci scusiamo per l’inconveniente."
Paola Barbato ci tiene a precisare che: "Questo slittamento è dovuto a delle problematiche tecniche che in nessun modo derivano dal lavoro svolto dallo staff di Davvero, sia a livello di testi che di disegni."
Cosa succede?
Abbiamo aspettato alcuni giorni per trovare risposte, che non sono arrivate.
Per cui, due possono essere le ipotesi.
1-La produzione è in ritardo;
2-il fumetto vende poco, e l'editore è subito passato alla bimestralità confidando che il maggio tempo di esposizione possa portare più lettori.
Altri motivi non ne vedo, francamente.
La logica e l'esperienza non me ne danno di plausibili.
Il primo mi sento di escluderlo. Vorrebbe dire che quanto Paola Barbato ha detto qui sopra è falso, vorrebbe dire che né lei né l'editor Giuseppe Di Bernardo, sono stati in grado di pianificare il lavoro, visto che è quasi un anno che questa serie è in programmazione. Oppure che qualcuno ha mentito.
Ma, soprattutto: se fosse un problema di produzione, riguarderebbe il numero 3, al massimo il 4, e sarebbe recuperabile. Invece, il passare alla bimestralità esclude automaticamente qualsiasi problema legato - ad esempio - al lavoro dei disegnatori. Oltretutto, professionisti stimati come i due autori citati, che sicuramente non vivono grazie alla Star Comics (Di Bernardo insegna e lavora per un certo Diabolik, la Barbato scrive Dylan Dog, oltre a svariati romanzi), non hanno nessun interesse a sparare bufale in rete, proprio perché hanno messo cuore e passione in questo progetto.
Quindi, mi sembra ovvio che la motivazione sia la numero due.
E, mi chiedo: scarse vendite, cosa significa?
Significa basarsi solo sui dati - e forse anche parziali? - del nr. 1.
Significa che si arriva alla figuraccia di rinviare il 3 praticamente a ridosso dell'uscita, pur di risparmiare qualche soldo? Significa investire COSA in un prodotto in cui si crede QUANTO?
E, figuratevi che proponevano tour alle fumetterie. Anzi: qualche incontro l'hanno pure fatto.
Quanto deve investire una libreria per un evento, e quanti numeri sarebbero stati necessari per andare - almeno - in pari con le spese, visto che gli albi costano 2,90 euro?
Allora: chi ci deve credere nei propri prodotti?
E tutta l'attività promozionale svolta in rete, principalmente dagli autori? Interviste, sito, social network, profili creati per i personaggi, video, eventi: perché non dare modo alla serie di crescere, visto che si trattava - una volta tanto - di un progetto di alto livello?
Cara Star Comics: che senso ha continuare ancora coi fumetti italiani, se sei in perdita e se non hai neanche il coraggio di credere ed investire nel lavoro dei "tuoi" autori?
Per cui, due possono essere le ipotesi.
1-La produzione è in ritardo;
2-il fumetto vende poco, e l'editore è subito passato alla bimestralità confidando che il maggio tempo di esposizione possa portare più lettori.
La logica e l'esperienza non me ne danno di plausibili.
Il primo mi sento di escluderlo. Vorrebbe dire che quanto Paola Barbato ha detto qui sopra è falso, vorrebbe dire che né lei né l'editor Giuseppe Di Bernardo, sono stati in grado di pianificare il lavoro, visto che è quasi un anno che questa serie è in programmazione. Oppure che qualcuno ha mentito.
Ma, soprattutto: se fosse un problema di produzione, riguarderebbe il numero 3, al massimo il 4, e sarebbe recuperabile. Invece, il passare alla bimestralità esclude automaticamente qualsiasi problema legato - ad esempio - al lavoro dei disegnatori. Oltretutto, professionisti stimati come i due autori citati, che sicuramente non vivono grazie alla Star Comics (Di Bernardo insegna e lavora per un certo Diabolik, la Barbato scrive Dylan Dog, oltre a svariati romanzi), non hanno nessun interesse a sparare bufale in rete, proprio perché hanno messo cuore e passione in questo progetto.
Quindi, mi sembra ovvio che la motivazione sia la numero due.
E, mi chiedo: scarse vendite, cosa significa?
Significa basarsi solo sui dati - e forse anche parziali? - del nr. 1.
Significa che si arriva alla figuraccia di rinviare il 3 praticamente a ridosso dell'uscita, pur di risparmiare qualche soldo? Significa investire COSA in un prodotto in cui si crede QUANTO?
E, figuratevi che proponevano tour alle fumetterie. Anzi: qualche incontro l'hanno pure fatto.
Quanto deve investire una libreria per un evento, e quanti numeri sarebbero stati necessari per andare - almeno - in pari con le spese, visto che gli albi costano 2,90 euro?
Allora: chi ci deve credere nei propri prodotti?
E tutta l'attività promozionale svolta in rete, principalmente dagli autori? Interviste, sito, social network, profili creati per i personaggi, video, eventi: perché non dare modo alla serie di crescere, visto che si trattava - una volta tanto - di un progetto di alto livello?
Cara Star Comics: che senso ha continuare ancora coi fumetti italiani, se sei in perdita e se non hai neanche il coraggio di credere ed investire nel lavoro dei "tuoi" autori?
martedì 18 dicembre 2012
Davvero un bel coraggio!
Dopo Metamorphosis di Giacomo Bevilacqua, torniamo a parlare di fumetto italiano.
Oltre un anno fa, quando il progetto "DAVVERO!" era solo un fumetto online, intervistammo Paola Barbato. La cosa si ripeté quando sapemmo che il neo coordinatore editoriale della Star Comics, il bravissimo Giuseppe Di Bernardo, era riuscito a far diventare il web comic della scrittrice di Dylan Dog una serie cartacea, al debutto a Lucca Comics 2012: per l'occasione, facemmo alcune domande sia a Paola che a Giuseppe.
Il numero 2 è prossimo all'uscita: dopo aver seguito la serie sul web per un anno, devo dire che il primo albo cartaceo è stato interessante e valido: non capisco perché se ne parli così poco, a differenza di tante altre uscite dell'ultimo periodo, molte delle quali di qualità discutibile.
Tra l'altro: miglior copertina del 2012, come impatto grafico. L'idea era molto buona e lo rimane: se nessuno ne parla è perché fa più figo recensire il fumetto dell'amico o quello con un bel po' di sesso e/o violenza gratuita, che la "telenovela" basata sulla vita di una ragazza.
La trama in breve? La protagonista, Martina, vive a Brescia. E' svogliata, indolente: una di quelle ragazze che pigliereste a schiaffi dopo averci parlato per cinque secondi. Quel genio del padre, per darle una scossa, le propone di fare una scelta: o cambia registro, oppure andarsene di casa, con una "buonuscita" di ventimila euro. Ovviamente è un bluff, ma la figlia accetta, davanti allo sguardo incredulo del padre.
Inutile dire che gran parte del capitale viene sperperata in modo futile in pochi giorni. Ma, al contrario di quello che noi lettori vorremmo, la ragazza non viene sequestrata e rapinata nel giro di poche ore: incredibilmente inizia a costruirsi una vita e delle amicizie.
Il fascino della serie, e qui forse la "vergogna" di molti appassionati di altro genere, è quello tipico delle telenovelas, o dei serial alla Beautiful: si segue perché si vuole sapere come andrà a finire, come evolveranno i rapporti, chi è quel tizio misterioso, e dove andrà a parare quella sottotrama.
La protagonista ha il bisogno di dimostrare qualcosa: e questa serie potrebbe a sua volta farlo. Perché è facile dire che, non è "niente di nuovo", quando qualcuno l'ha realizzata. E' facile dire che Paola Barbato si fa bella col lavoro non retribuito - era così per la serie web - di giovani disegnatori, visto che poi col passaggio al cartaceo il lavoro "vero" è arrivato.
Forse, la vera scommessa di Davvero! è quella di uscire dal solito circolo di appassionati ed "esperti", per andare a cercare il suo pubblico (anche) altrove: se la vincerà, la serie potrà risultare la vera sorpresa di quest'anno.
Il cast di disegnatori - vi ricordo che la serie è stata totalmente ridisegnata, rispetto alla prima uscita sul web - è interessantissimo: il primo è frutto del lavoro di Walter Trono, seguiranno Antonio Lucchi, Damjan Stanich, Marco Dominici, Elena Cesana e Roberta Ingranata, Michela Da Sacco.
Le cover, di grande impatto e, soprattutto, impossibili da non notare per la differenza grafica, sono di Andrea Meloni: non lo conoscevo, ed anche lui mi ha colpito.
Ora, il responso al pubblico. Ma, credetemi: provatelo.
Ne vale la pena. Davvero!
sabato 31 marzo 2012
DAVVERO?? La serie! Le risposte di Giuseppe Di Bernardo e Paola Barbato
Mi aveva colpito il progetto, i bei disegni. Ed ero rimasto stupito dalle critiche ricevute da Paola.
Con tanta curiosità mi sono letto tutte le puntate uscite fino ad oggi, e devo dire che la serie, se non altro, è innovativa per l'Italia. Non è Watchmen, ma non pretende di esserlo. E' godibile.
Altrove questi progetti sarebbero all'ordine del giorno, ma qui da noi si è troppo legati a schemi e metodi di decenni fa.
A fine anno, DAVVERO uscirà "in cartaceo" per Star Comics. Abbiamo fatto qualche domanda all'amico Giuseppe Di Bernardo, che si occupa degli albi italiani per l'editore di Perugia.
Giuseppe, mi dici quale è il tuo ruolo interno alla Star?
Riguardo le sceneggiature e soprattutto le tavole. Specialemente delle nuove serie che seguo più da vicino. "Davvero" e "Suore ninja", spinoff di "Zombie gay in Vaticano" li ho proposti io. Ho proposto anche altri autori noti, ma non so se si potrà concretizzare. Poi, dico la mia sui nuovi progetti, ma la scelta resta agli alti vertici della Star Comics. Anche perché le serie che ci hanno proposto sono tantissime e gli spazi pochissimi.
In autunno partirà DAVVERO su carta. Star Comics lo editerà, in bianco e nero, e si tratterà di nuove storie basate sulle vecchie ma totalmente riviste e corrette per una edizione che, comunque, rimane diversa da quella sul web.
Gli autori rimarranno gli stessi? Ci sarà lo stesso spazio anche per i molti esordienti (o quasi) visti sul web?
Ci saranno alcuni autori già visti on-line e altri provenienti da diversi lidi. Paola dà molta importanza all'espressività dei personaggi e su questa caratteristica sono stati selezionati i disegnatori. Purtroppo non posso ancora farti i nomi, ma se accetti il parere di un disegnatore (e prima di me questa valutazione è stata fatta anche da Matteo Bussola) sono molto, molto, molto bravi.
Formato: visto che, piaccia o non piaccia, si tratta di un fumetto diverso da quanto visto finora tra le produzioni nostrane, oserete cambiare qualcosa, o "misure", foliazione e prezzo seguiranno la solita scia della Bonelli?
Il formato sarà quello classico dei bonellidi.
Il rischio, cambiando il formato, era l'emarginazione in edicola. Abbiamo riflettuto sui vari tipi di formato e la loro possibile collocazione in distribuzione e trattandosi di un fumetto italiano la miglior cosa secondo noi era quella di mantenere lo standard 16x21, anche perché altrimenti non si sa veramente dove avrebbe potuto essere collocato, non essendo disponibili prodotti simili in commercio. Il formato manga sarebbe stato troppo piccolo e quindi questa eventualità era da scartare. Il formato comic book spillato 17x24 cm era un’altra strada, tuttavia temevamo che potesse essere inserito tra i fumetti per bambine, bucando senza rimedio il target cui vogliamo riferirci.
Ma a chi puntate? Il solito pubblico Star che segue i "bonellidi" o anche un pubblico più legato agli shojo?
Entrambi. E' chiaro che la Star punta sul suo pubblico, ma è necessario cercare un pubblico "altro". Si cercherà di coinvolgere le lettrici di shojo ma anche chi abitualmente non legge fumetti e potrebbe incappare per caso in Martina. Per questo stiamo progettando qualche iniziativa parallela. Già, quello che fa Paola su Facebook è importante. Sono stati realizzarti, infatti, i profili dei vari personaggi e si cerca di interagire coi lettori.
Di chi saranno le copertine?
So che hanno un nome in testa, ma non so se sarà la scelta finale.
A livello di pubblicità, cosa farete? Prezzo lancio? Presentazioni nei negozi, visto che gli autori sono tanti?
Locandine, etc...?
Certamente le solite cose coerentemente alla disponibilità degli autori. Poi, certamente interviste radio. Per il resto lo stiamo studiando. I "vorremmo" non contano.

Contattiamo Paola Barbato per avere alcune precisazioni ulteriori rispetto a quello che ci ha detto Giuseppe Di Bernardo. Si sa: gli editor sono necessariamente abbottonati!
Autori coinvolti nel progetto: manterrete lo stesso spirito, ovvero esordienti o quasi?
Ci piacerebbe molto mantenere lo staff che abbiamo messo insieme per la versione in rete, anche perché il talento prescinde assolutamente dalla notorietà, ma è ovvio che non potremo, a meno di non avere 50 puntate a nostra disposizione. Cercheremo di integrare alcuni membri dello staff con altri suggeriti dalla Star Comics, ma i criteri di scelta, al di là di una coerenza necessaria della linea grafica, saranno sempre gli stessi: è FONDAMENTALE l'espressività, la recitazione, la capacità di trasmettere emotivamente. Non è una serie di sparatorie ne' di astronavi, i personaggi ne sono il centro assoluto. Quindi punteremo su chi sa rendere al meglio la recitazione e le atmosfere.
La struttura delle storie, varierà?
Il ritmo sarà diverso, il respiro è più ampio, quindi avendo finalmente lo spazio anche per le pause ci saranno delle vicende contratte (quindi rese in magari poche vignette) e altre sviluppate e articolate maggiormente. Tutto uguale, tutto diverso.
L'innovatività del progetto, al di là della forma, è la tipologia di pubblico cui è potenzialmente rivolto, ovvero i fruitori di shojo.
Credi che sia possibile raggiungerli? Come?
Non mi piace etichettare le persone e suddividere i lettori in tipologie. Ci possono essere amanti dei generi shojo e josei che leggono anche americani e francesi. E' il prodotto a farsi amare. Per fare il solito esempio: chi avrebbe mai detto che Dylan Dog sarebbe stato tanto amato dal pubblico femminile? Sulla carta quanti lettori di avventura pura si sarebbero appassionati a un horror? Promuoveremo "Davvero" per quello che è, e lo leggerà chi ne verrà incuriosito. Non abbiamo previsto mosse strategiche di marketing.
domenica 4 dicembre 2011
DAVVERO?? Intervista a Paola Barbato
Mentre, tardivamente, segnalo QUI una bella intervista al sottoscritto da parte de Lo Spazio Bianco, vi presento un "botta e risposta" con Paola Barbato. Scrittrice, sceneggiatrice, ospite da Antani Comics svariati anni fa, quindi ideatrice della storia dell'albetto di Dylan Dog per Narnia Fumetto 2009 e finalmente presente alla manifestazione umbra nel 2011, ha da poco lanciato una interessantissima operazione: DAVVERO.
Paola Barbato, saltiamo i convenevoli: il grande pubblico ti conosce come scrittrice, in particolare di Dylan Dog, oltre che di narrativa. Ci spieghi cosa è il DAVVERO, che da poco ha visto la luce, con un grande successo, su internet?
"Davvero" è una cosa strana. E' nato come un'idea, un principio, il principio che finché non si prova a fare una cosa non si può dire se funzioni oppure no. Da ragazza leggevo "Candy Candy" e "Il giornalino", mi piacevano le storie romantiche e crescendo ho iniziato a leggere anche alcuni manga, gli shojo o i josei (ho imparato solo ora le definizioni giuste). Quando i fumetti ho iniziato a scriverli mi sono accorta che in Italia un prodotto così non esisteva proprio. Se volevi leggere storie di vita vissuta ambientate in Italia potevi serenamente spararti, se invece volevi leggere vicende romantiche, intimiste o emotive dovevi andare a cercarle nelle pieghe di alcune serie, da "Dylan Dog" a "Gea", da "Julia" a "Lazarus Ledd". Ma erano proprio scampoli. Mi sono chiesta perché. In Italia il fumetto giapponese ha un grande seguito e sono molte le storie ambientate nella quotidianità ad essere amatissime. Un altro esempio a cui a volte avvicinano "Davvero", ma che per me è assolutamente un parallelo troppo alto, è "Strangers in paradise" di Moore. Perchè non provarci anche noi? Così ho proposto un soggetto a varie case editrici (Bonelli esclusa) e c'è stata una levata di scudi: un fumetto di questo genere (QUALE genere? Ancora non s'è capito) in Italia non funziona. Non va. Non ha pubblico. Ma come? Proprio gli innovatori (o quelli che si dichiaravano tali) non volevano nemmeno tentare? Così ho deciso di provarci io, volevo vedere, volevo capire: questo pubblico c'è o non c'è? Il solo posto dove potevo fare questa prova in tempi brevi e con feedback immediato era il web. Ovviamente non potevo provarci da sola, avevo bisogno di disegnatori. Non potevo pagarli, quindi ho ragionato: quante tavole possono essere sufficienti per la narrazione di un episodio senza sfociare nello sfruttamento? Insieme a Matteo Bussola, il mio compagno e disegnatore dell'episodio 1, abbiamo stabilito che 6 tavole potevano andare (anche se per me iniziare e concludere un episodio in 6 tavole significava far saltare tutti i miei parametri di narrazione, ritmo, scansione degli eventi). A questo punto ho pubblicato un bando, ho offerto la visibilità e il richiamo che il mio nome poteva avere (poco o tanto che fosse) in cambio di 6 tavole. Le cose sono state subito chiare: non c'erano soldi, ma le tavole restavano ai disegnatori che potevano farne l'uso che volevano e il loro nome sarebbe stato pubblicizzato al massimo nel progetto. Sono arrivate ad oggi circa 200 prove (e continuano ad arrivare). Subito anche alcuni colleghi si sono offerti, e a loro ho deciso di affidare le puntate a partire dalla 14, quando cioè, il progetto si sarebbe retto sulle proprie gambe senza facili richiami a nomi noti. La terza colonna della serie è stato Oscar Celestini, amico di vecchia data, che si è offerto di occuparsi dei colori. Poi di coloristi ne sono arrivati altri, alcuni inesperti, altri navigatissimi: il progetto li incuriosiva e volevano farne parte. Infine Manfredi Toraldo, anche lui incuriosito, si è proposto per il lettering. Così, piano piano, nell'arco di due mesi si è creata una squadra, ma una squadra vera, all'americana, dove tutti sono in contatto con tutti, tutti vedono le cose di tutti, tutti danno una mano a tutti. "Davvero" non è più solo un progetto mio, è diventato un esperimento condiviso in cui tutti danno una mano. Raccontiamo un anno di vita di Martina, diciannovenne bresciana sempre vissuta nell'agio e nella bambiagia che, senza colpi di scena eclatanti o improbabili drammoni, esce di casa improvvisamente per affrontare, del tutto impreparata, la Vita Reale. L'autonomia, il lavoro, i soldi, la condivisione degli spazi, imparare che i tuoi parametri non sono un dogma assoluto, capire i tuoi limiti e scoprire le tue capacità, il coraggio, il dolore, l'amicizia, l'amore. Come nella vita normale, la vita di tutti.
Lamentavi su FB "E' incredibile quanto "Davvero" dia fastidio. Mai vista una cosa simile". Cosa intendevi?Mah, ci sono state reazioni drammatiche già quando "Davvero" era solo un'idea. Diversi colleghi mi hanno scritto cercando di dissuadermi, dicendo che non ero "seria", non ero "professionale", che non potevo affidarmi a disegnatori poco esperti e che avrei dovuto chiedere solo la partecipazione a colleghi navigati. In questo modo però gran parte dell'idea base del progetto sarebbe saltata. Perché questa era un'occasione perfetta per dare spazio a disegnatori nuovi, se si fanno lavorare sempre i soliti noti o si aspetta che un disegnatore sia diventato un professionista affermato prima di dargli visibilità non si va molto lontano. Una volta che il progetto si è evoluto allora in molti sono entrati a gamba tesa sulla questione "soldi", cercando di farmi passare per una sfruttatrice. Ma i ragazzi sono adulti e vaccinati, sapevano che quelle sei tavole non gli avrebbero fruttato soldi ma solo visibilità, ed è abbastanza offensivo affermare che siano stati circuiti. Del resto neanche io ci guadagno nulla, in questa fase tutto in "Davvero" è gratis, compresa la app che dalla puntata 6 verrà resa disponibile e scaricabile per Iphone e Ipad. In compenso hanno avuto tutti quanti il tempo che volevano per consegnare, ci siamo accordati in anticipo sulle disponibilità e sui tempi, nessuno è stato forzato a lavorare velocemente. Ci sono i mostri che consegnano praticamente subito, come Walter Trono, e quelli che hanno bisogno di un paio di mesi. C'è una bella differenza con chi ti chiede di fare un numero mostruoso di tavole in tempi strettissimi e ti paga una miseria (per poi guadagnarci). Se anche solo uno dei ragazzi trarrà giovamento (o troverà lavoro) grazie all'esposizione avuta attraverso "Davvero" io sarò ben felice. Le critiche comunque mi sono arrivate solo dal mondo del fumetto, da colleghi conosciuti e non, tutti inalberati come se avessi rubato loro qualcosa (magari ho solo fatto qualcosa che loro non hanno avuto il coraggio di fare, o che a loro è andato male). Ma non vedo dove stia il furto nell'avere prodotto gratis qualcosa che in Italia non c'era, l'ho fatto per principio e per passione, insieme a delle persone che si sono offerte di lavorare con me e che hanno abbracciato (stretto) l'esperimento. Dove sta la lesa maestà? Non sarebbe più semplice dire "non mi piace, non lo leggo" senza inutili dietrologie? Io loro non li leggo, potrebbero semplicemente ricambiare il favore. :)
Beh... cosa ti aspettavi? Conosci un po' l'ambiente? Quanto durerà la serie? Quale è l'obiettivo che vi siete prefissati?
Mah, magari dagli amici mi sarei aspettata un "in bocca al lupo" tipo dieci giorni prima dell'uscita. Ma sono un'ingenua.
Non ci siamo prefissati nulla, per ora. Le puntate in lavorazione attualmente sono altre 29, in fase di assegnazione fino alla 50. Ma non c'è nulla di scritto, nulla di stabilito, navighiamo a vista e ce la stiamo godendo tutta. E' un'esperienza davvero bella di pura passione e voglia di fare. Il resto, se verrà, sarà ben accetto, ma per ora non ci pensiamo.
Se arrivasse un editore con la giusta proposta? Qualcuno si è fatto vivo?
Sì, qualcuno si è fatto vivo, ma c'è tempo. Per ora "Davvero" ha un suo percorso sul web, e intendo seguirlo. Ci sarà un momento per pensare -eventualmente- a pubblicare, ma prima voglio capire BENE se questo progetto ha raggiunto dei risultati. E per questo ci vuole pazienza, obiettività e tempo.
Ti ringrazio per la disponibilità e la completezza delle risposte.
In bocca al lupo!
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Paola Barbato
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