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giovedì 6 agosto 2020

Panini Comics, Jpop (e non solo) e la comunicazione dedicata alle fumetterie...

Nel mondo favoloso delle librerie di varia - che per carità avranno i loro problemi, ci credo, ma per molti versi sono avanti anni luce, e non parlo solo di reso - esiste una catena informativa.
Un autore passa in TV in una nota trasmissione?
Ti avvisano, in modo che tu possa sfruttare commercialmente la situazione.
Ne parlammo ben OTTO anni fa qui (ah: questo post ovviamente NON ricevette alcuna risposta...).

Nel fumetto non è così: ma non parlo solo di passaggi TV - per quanto annunciare che un anime è su Netflix o Zerocalcare da Propaganda Live possa esser un lavoro da commerciale di un editore o distributore... altrimenti cosa esistono a fare? - ma di cose ben più semplici...

Un problema grosso e reale del nostro settore, è che gli editori hanno una tipologia unica di comunicazione per i partner commerciali (fumetterie) e i clienti veri e propri. Spesso - diciamo "quando non ci sono pandemie" in genere - i primi vengono trattati come i secondi.
I distributori fanno poco meglio, ma spesso sono gli editori stessi a non informarli.

Quindi succedono cose come queste, che sono soltanto due casi recenti...

venerdì 13 settembre 2013

Vere donne. E veri uomini.


Sono un po' di giorni che notate che le vostre amiche su FB "sono strane"? No, non è "quel momento lì"... Né voglia di evadere. I messaggi che leggete del tipo "Andrò 234 mesi in Rwanda" sono solo parte di un diabolico piano segreto circolato via mail e solo tra donne...


mercoledì 22 maggio 2013

Edizioni limitate, economiche, dinamiche di mercato e dati di vendita


La crisi aguzza l'ingegno.
O, meglio, obbliga a trovare soluzioni alternative.
In un mondo, come quello del fumetto, fermo e disastrato, sottoinsieme di un paese di vecchi (ed ugualmente vicino al baratro, a livello sociale ed economico), qualsiasi cosa venga "dall'alto" è benvenuta, mentre qualsiasi "novità" è l'uovo di Colombo.

E qui si scoprono, spesso, tendenze opposte.

La scorsa estate, Alastor, braccio armato di Lion Comics, annunciò l'edizione storica di Watchmen, cui sarebbe seguita quella in albetti del progetto Before Watchmen. Caratteristica principale delle pubblicazioni, al di là dell'edizione "economica" (2,50 euro ad albo, ma per una singola storia: quindi ad essere economico è l'albetto, non la serie nel suo complesso), era quella della tiratura limitata al primo ordine. Ne parla bene qui l'amico Max: i singoli albi non sarebbero stati riordinabili una volta prenotati, il che sarebbe stata una piccola rivoluzione se non fosse stato che, come tutte le "rivoluzioni italiane", rimase lettera morta.
Mentre, infatti, Mega, catalogo di Alastor, presentava (e presenta ancora oggi!) ogni mese ogni singolo numero delle varie serie come con "tiratura limitata al primo ordine!", di fatto è sempre stato possibile richiedere gli arretrati.
Si badi bene: non discuto il cambio di regime - anche se qualcosa avrà da ridire, come sempre, chi ha investito nel progetto a fronte di chi non ci ha creduto, ordinandone poche copie almeno inizialmente... ma si sa: il "sistema", da sempre, aiuta di più il figliol prodigo piuttosto che quello "fedele" - che è prerogativa dell'editore, il quale può scegliere come, dove e quando pubblicare quello che vuole. La discussione è su un altro punto: perché non annunciare questo cambio di tiratura?
Viste le serie spillate che Lion, finito il progetto Before Watchmen, sta continuando a sfornare, evidentemente il progetto è stato un successo...
Sarebbe interessante, invece, sapere il perché del suddetto cambio di regime, da "limitato" a riordinabile (ne parlammo qui)...

Al contempo, Panini, da un paio di anni, sta invadendo edicole e fumetterie con albi economici.
Alle classiche testate "ombrello" (Marvel Mix, Marvel Mega, Marvel Miniserie, tanto per capirci) esistenti da oltre dieci anni, si sono affiancate le nuove Marvel Universe, Marvel Icon, Marvel Best Seller, Marvel Special, oltre a Panini Ninja, Panini Action, Panini Fantasy e chi più ne ha più ne metta. Nel contempo, solo pensando all'ambito Marvel, negli ultimi tre anni hanno debuttato svariate nuove serie regolari (per "nuove" intendo che non sostituivano nessuna esistente in precedenza, come invece è accaduto per le serie Ultimate): Capitan America, Deadpool, Wolverine & Gli X-Men, Devil & I Cavalieri Marvel, ed altre verranno lanciate con il Marvel Now (Incredibili Avengers, I Guardiani della Galassia e I Nuovissimi X-Men). Insomma: a fronte di una produzione libraria che non diminuisce, ma si diversifica (meno 100%, chiude di fatto For Fans Only, ma tanti Marvel Gold, Omnibus, Graphic Novel e qualche Masterworks, oltre a "integrali" dell'X-Force di Milligan e degli X-Men: Gli Anni Perduti di Byrne), si può dire che, forse anche per effetto dell'ampliamento di mercato creato da Planeta De Agostini quando aveva i diritti DC, la produzione mensile di Panini Comics è più che raddoppiata negli  ultimi anni.
A differenza di Lion, Panini punta più sul "low cost", e quindi sulla distribuzione in edicola.

Politiche di segno opposto.
E' possibile che entrambe possano pagare?

Probabilmente non lo sapremo mai, perché i dati di vendita continuano a restare un mistero.
A fine 2011, scrivemmo un post in tema, e Fumetto D'Autore ha un paio di mesi fa ripreso il discorso, citando, si, le fonti di provenienza, ma con con dati comunque parziali.
Quindi, qualche settimana dopo c'è stato l'intervento (riportato da Manga Forever) su un forum di Roberto Recchioni. Recentemente, per finire, ci è tornato il blog (l'ottimo blog!) del Dr. Manhattan (QUI), che ha citato i dati USA e, purtroppo, gli imprecisi ed "infondati" dati italiani.
Si negli USA quei dati sono noti.
Da noi, purtroppo, si continua a vivere tra omertà, imprecisioni ed ipse dixit...

sabato 15 ottobre 2011

Vendite ed omertà




Sul blog dell'amico Stefano Perullo, si parla di dati di vendita USA.

Prendo spunto dall'episodio, vado a parare altrove. Oltre che per consigliarvi uno (se non IL) dei migliori blog informativi sul fumetto, mi pongo alcune domande.
-Perché anche un autore come Giuseppe Di Bernardo si lamenta di non ricevere i dati di vendita dei PROPRI albi?
-Quindi: ci sono autori che non sanno quanto ha venduto un proprio fumetto. E la prassi è diffusa, a quanto pare, visto che altri vedono uscire le ristampe dei propri volumi, senza sapere che la prima tiratura è esaurita (e senza vedere un soldo...).
-Una volta risolti questi problemi: perché i dati di vendita non sono pubblici? Se lo fossero, aiuterebbero a capire le dinamiche di vendita, creerebbero trasparenza verso i lettori.
Il fatto che non lo siano, a chi giova?
E chi è che li "segreta"? Editori? Distributori?

Sull'argomento torneremo. Oh... se ci torneremo!