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giovedì 31 dicembre 2020

L'Anno che "Andrà tutto bene", meglio noto come 2020

Fine anno: si fa un bilancio.

A questo proposito, uno come me che odia i social e l'utilizzo che se ne fa, non può non apprezzarne l'utilità nel ripercorrere i ricordi: quasi catalogandoli, organizzandoli meglio e dando loro un senso vero, così da poter essere equilibrato nel dare il giusto peso alle cose "belle" e a quelle "brutte".

E il 2020 per me non è un anno da buttare: anzi, sono stati dodici mesi in cui ho capito o rafforzato in me e nella mia attività l'idea delle cose che contano davvero.
Ma andiamo il più possibile con ordine.


L'anno è iniziato benissimo: il ventennale di Antani Comics, che proprio nel 2000 inizio la propria storia su eBazar, quindi sul sito (24 marzo 2000) prevedeva promozioni, iniziative, almeno una ventina di eventi con autori e un restyling del negozio.

Il lavoro era in crescita, ma i primi di marzo arriva la mazzata: la pandemia, che fino a due giorni prima era solo "una brutta influenza" ci insegna uno dei tanti nuovi termini che ci tengono ancor oggi compagnia. E' lockdown.


giovedì 11 giugno 2020

Dopo la pandemia, cosa rimane ai bambini?

Quando sono iniziate le prime restrizioni - il 4 marzo chiudevano le scuole di ogni ordine e grado (quanto suona bene "di ogni ordine e grado"?) - si sono rivisti i bambini per strada.
Si: distanziamento sociale, è vero.

Ma all'inizio era bello vedere i cortili pieni, sentire le urla.
Vederli riappropriarsi di spazi che un tempo erano nostri, prima dei nostri genitori, ma poi erano rimasti abbandonati, senza proprietari che li reclamassero. TV, videogiochi, troppi impegni: essenzialmente poco tempo da parte dei genitori. Ma i bambini, per strada, si vedono poco.
E quando li vedi, soprattutto i più grandi, hanno le facce immerse nelle luci degli schermi dei telefoni.

Quindi, si: era bello sentire quelle grida e i palloni che rimbalzavano.

Poi, il silenzio.

Parchi aperti ma... giochi chiusi!
Una delle tante stranezze di questa quarantena...

giovedì 19 marzo 2015

Il mestiere del papà

Last minute, come al solito, un augurio per la festa del papà.

Fare il papà è un lavoro difficile, non tutti ci riescono. Ma forse più di quanti si creda.

Non si può bluffare, coi figli. Non si può cazzeggiare.
Perché loro sono bravissimi a smascherarti, a capire quando non si fa seguito con l'esempio ai proclami.

Non si può mentire: meglio far vedere tutta la propria umana pochezza, ad un figlio, che fingere qualità che non si hanno. I figli ti tanano, e poi imitano quello che fai.
E un giorno, li ritrovi caricature dei tuoi difetti.

Come un piccolo specchio.

Ci sono due cose che quest'oggi mi piacerebbe lasciare ai miei figli, tra le tante.

E sono qui sotto.
Due piccoli messaggi, che spero un giorno possano leggere e far propri.

Sarebbe un piccolo ripagare, per quella serenità che hanno portato nella vita della nostra famiglia, in cambio di qualche ora di sonno e tempo libero, Aurora e Lorenzo.

Ecco: per fare i genitori, si devono solo ascoltare i propri figli, che sono i migliori maestri.

Auguri last minute, a tutti i papà: ne abbiamo bisogno.

martedì 17 settembre 2013

La MIA Narnia Fumetto 8



Abbiamo vissuto una Narnia Fumetto (NF8 per gli amici) entusiasmante e coinvolgente.
L'abbiamo fatto come se potesse essere l'ultima.
Il venerdì è stato una vera rivelazione, con Zerocalcare,  il sabato abbiamo assegnato i Leoni, domenica sera ho personalmente ringraziato lo staff,

Quello che dicono di noi gli addetti ai lavori; quello che hanno detto a noi alcuni visitatori veramente particolari. E se volete visualizzarla, qui trovate le foto.


Ora, dico la mia.

mercoledì 10 aprile 2013

La giusta prospettiva

Torni a casa, un tantinello incazzato, dopo essere uscito dalla Coppa. Non una coppa, La Coppa.
Ci credevi, sembrava possibile.
Esci, e hai pure qualcosa da recriminare.
E trovi una figlia, che, nel mezzo del bagnetto - non indaghiamo sul perché alle 23 e qualche minuto una bimba di trentaquattro mesi sia ancora sveglia, anzi stia nuotando e cantando a mollo, grazie - ti chiede: "Ha vinto?".
Tu che rispondi: "No...".
Lei, voce triste: "Perché non ha vinto?".
Io: "Amore, si vince... si perde... capita...".
Lei, vocetta di una bimba impegnata a fare altro: "Va bene..."
E si rimette a giocare con una paperella.

Che invidia...


sabato 22 settembre 2012

THE EXPENDABLES... all'asilo!



Mia figlia Aurora: quasi ventotto mesi di furia agonistica, bellezza e parole in libertà.
Lunedì scorso, quarto giorno di inserimento all'asilo, prima volta che provo a lasciarla una mezz'ora.
Bene, molto bene: solo qualche frignata. Al mio ritorno vuole andarse, me la convinco a mettersi in fila per l'altalena.
Intorno, l'inferno.
E' lunedì mattina per tutti, anche per i pupi. Uno su quattro piange. Le maestre non ce la fanno.
Tutti in giardino, via, che è una bella giornata.
Si scatenano.
Una bambina, con due centimetri di caccola in fuorigioco, mi fa vedere una macchinina senza le ruote posteriori: "Me la rottami?". Cambio posto, perché (ingenuo) stavo occupando la tangenziale di un paio di prepotentoni con relative macchinine scala uno a mille, e tengo sempre d'occhio la pupa, che se la cava benone da sola. Al massimo, ogni tanto, mi cerca con lo sguardo.
Mi allontano per un tre quarti d'ora abbondanti: l'inserimento lo prevede.
Al ritorno, un po' di lacrime e un "Andiamo a casa a Terni!" frutto di qualche vacanza.
Non fa in tempo a calmarsi, grazie all'altalena, che irrompe un gruppo di bambini più grandi, evidentemente usciti da una qualche stanza imbottita. Li guardo bene: non sono bambini, ma la versione junior dei Mercenari, gli "Expendables", in cerca di un pretesto per salvare il mondo. Intanto occupano la base militare sopra lo scivolo, e difendono il mondo libero con bombe a mano e sventagliate di mitra. Le loro urla ci ricordano cosa è la democrazia.

Nel frattempo si avvicina una bimba di tre anni o poco più. Indossa una pelliccetta corta, minigonna e calze, sembra truccata. Mi fa: "Matto? Dove è lo matto?".
Non capisco e le indico un punto generico vicino ad una delle maestre.
(Ma non dovevamo vestirli in modo pratico?)
Dopo un po' torna tutta contenta con la sua bottiglietta di smalto...
Ma non faccio in tempo a commentare, perché una granata di sassi mi esplode vicino: gli intrepidi combattenti per la libertà continuano la loro battaglia senza sosta... Le urla arrivano al cielo, due sono in fin di vita ai piedi dello scivolo... Ma imperterriti, gli altri vanno avanti.
Nel frattempo, la bimba dello smalto è seduta davanti alla porta che si fa le unghie...
Uno spot per Sex and The City...

E per un attimo mi sono sentito come lui...



Cioè. così...