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giovedì 15 ottobre 2020

GOEN, il Balotelli degli editori italiani #EditoriCreativi 72

Scelte dubbie, comportamenti al limite dell'illogico: spiegazioni, anche se richieste, zero. Se va bene: altrimenti, solo notevoli arrampicate sullo specchio, o discorsi campati in aria.

Cosa fanno i nostri eroici (??) editori allo sbaraglio, quando non sono impegnati a pianificare la conquista del mondo?
Continua la saga di EDITORI CREATIVI... anche ora che LION non c'è più (ma c'è GOEN!)...


Senza annunci ufficiali, e a pochi giorni dall'ultima comunicazione sulla pagina social, nella quale si elencavano altri distributori, Goen torna ad essere venduta in esclusiva da Terminal Video.
O, almeno così pare...


mercoledì 10 giugno 2015

La colpa è di Walter (Juve-Barça 1-3)

Di certo quella di sabato sera non è stata una bella serata.
Si, va bene: festeggiavamo con amici i cinque anni di Aurora.
Pizza, cibarie varie. Ottima compagnia.

L'esperto di calcio della serata ero io, per farvi capire il livello... roba che manco la telecronaca di Mediaset...

E' andata come è andata: ma la colpa, come immaginavo, è di Walter.


martedì 3 luglio 2012

Si può perdere meglio


Va bene, ho toppato.
E di brutto.

Ma non sono il solo ad averlo fatto. La formazione, i cambi. La voglia di vincere e di non farsi schiacciare. Un po' di nerbo in più.
Insomma: va bene perdere, ma non farsi umiliare 4-0.
Anche perché li avevamo battuti un anno fa, e ci avevamo pareggiato (molto, molto bene) ad inizio torneo.
Non siamo quelli di domenica sera, ma siamo anche quelli. Purtroppo.
Speriamo Prandelli rimanga e faccia frutto anche degli errori...

domenica 1 luglio 2012

Vincere non è importante, è l'unica cosa...


Vincere non è importante, ma l'unica cosa che conta (G. Boniperti)

L'altra sera, dopo la partita con la Germania, sono uscito di casa in macchina, ho scelto una abitazione a caso, di quelle senza bandiere e senza sentore di "tifo" immediato, quindi sono entrato scassinando una finestra. Ho legato i residenti al divano, piantato degli aghi nelle palpebre per far tenere loro gli occhi aperti, e, mentre vedevano la registrazione di Italia-Germania, ho puntato una pistola alle tempie dei loro figli, per costringerli a sorridere e commentare positivamente.
E così hanno fatto molti altri, in tutto il paese.
Questo deve essere sicuramente successo, altrimenti non si spiega il perché dell'astio di molti verso chi segue il calcio, verso i tanti commenti su FB. Perché dire che "non interessa" per poi commentare acidamente, per criticare il casino che c'è in giro, o dire che dalle urla che si sentono Balotelli deve aver fatto cento gol, è da persone disturbate.
Perché a me non interessa il ballo latino americano, ma non critico chi lo fa.
Non interessa il Burraco, ma non vado a leggermi i gruppi FB degli appassionati per deriderli.
E, allo stesso tempo, non voglio rotture di scatole da chi non è interessato alle mie passioni, perché non ha il diritto di metterci bocca, in quanto -appunto- non interessato.

Detto questo, vinceremo.
Non sono scaramantico, non sono neanche uno che ha paura di dirlo perché "poi se perdiamo faccio una figuraccia". Vinceremo non perché siamo più forti, perché la Francia nel 2006 era più forte di noi, ma perse. Vinceremo non perché "dobbiamo" farlo, perché si può perdere anche con onore, come ha fatto il Portogallo con la Spagna in semifinale, e nessuno è stato passato per le armi. Vinceremo non per gli scandali, perché si, cimentano il gruppo, ma non sono quelli a farci vincere.
Vinceremo perché abbiamo un gioco e un'anima. Perché siamo coesi, in crescita, e la Spagna no.
Vinceremo perché, al talento, abbiamo finalmente unito la programmazione.
Poi, si può anche perdere, si può tornare a casa a mani vuote.
Ma, me lo sento, non stavolta.

E quanto è bella questa squadra: un centrocampo che cuce il gioco in modo fantastico, e non da spazi agli inserimenti degli avversari. Un capitano come Buffon, che si incazza -pur avendo vinto- per le occasioni concesse, e lo fa in modo sacrosanto. Due attaccanti atipici, che hanno saputo essere complementari. Un bello spirito di gruppo, cementato come solo polemiche, attachi e vittorie sanno fare...
Quando, con l'Inghilterra, siamo arrivati ai rigori, eravamo tutti pronti a perdere.
Quando Montolivo ha sbagliato, abbiamo tutti capito che avevamo perso.
Ma non loro non si sono spaventati, hanno rimontato e vinto contro una squadra senza anima.

Un'anima ce la abbiamo: se la mettiamo in campo, stavolta saremo campioni.
E con merito.

giovedì 28 giugno 2012

Italia-Germania


Quando l'Italia del calcio batté 4 a 3, in quella che è stata definita la più bella partita di calcio di sempre, la Germania, io non c'ero.
Quando fu 3 a 1, e mondiale, ero piccolo. Ricordo più i festeggiamenti che la partita.
Ma ricordo molto, molto bene il 2006, e la vittoria che portò la Nazionale a Berlino, a vincere la finale della Coppa del Mondo. Partita aperta, bellissima. Incerta, ma praticamente dominata.
Coi due meritatissimi gol finali.
Se c'è una squadra che merita rispetto, calcisticamente parlando, è la Germania.
Una nazione che, paradossalmente, non ci ha mai rispettato, a livello mediatico. Forse per invidia, forse perché ci temono, ma magari sono tutte storie che ci raccontiamo per darci un senso di nobiltà e superiorità. Calcistica.
Ma stavolta sarà ancora più dura.
Da oltre dieci anni la Germania sta investendo sui vivai per far crescere (anche) la Nazionale di calcio, rea di aver perso troppo negli ultimi quindici anni (zero titoli, ma una lunga sequela di finali e semifinali dopo l'europeo 1996), e i risultati le stanno dando ragione.
Vengono da 15 vittorie consecutive.
Noi, però, da 7 risultati utili alle fasi finali.
I numeri, quindi, stavolta verranno smentiti, almeno al 50%.
Anche perché i numeri non ci vanno in campo, se non sulle spalle di chi ci mette gambe, cuore e testa.

Se vinceremo, forse, un domani, ci sarà una generazione di giornalisti RAI che smetterà di citare il 1970, il 1982... smetterà di paragonare tizio a Tardelli e caio a Paolo Rossi. Smetterà di parlare di "accerchiamento" e "silenzio stampa". La finirà di parlare di preistoria, e farà collegamenti e paragoni un po' più moderni.
Magari, ma qui sogno, smetterà di lamentarsi della banalità delle risposte dei calciatori, e di incazzarsi se vanno, però, fuori dal tracciato.
Perché... guai a criticarli, eh! I giornalisti non si toccano.
E ognuno ha le sue idee di formazione. Fosse stato per loro, non saremmo arrivati neanche agli europei...

Certo: se, visto che è sport, si partisse almeno alla pari, sarebbe uno spettacolo migliore.
I cinque giorni di riposo dei tedeschi, contro i tre concessi all'Italia, gridano allo scandalo. Sarebbe bastato invertire la semifinale della Francia con quella della Germania, e tutto sarebbe stato più equo. Ma Platini, lo stesso che scommise per il biscotto nel 2004, ha troppo da fare il politico, per ricordarsi dello sport...

E poi. E poi.
La Merkel, per Italia-Germania del 2006, indossava lo stesso vestito vistole, sei anni dopo, nella partita con la Grecia.
Non possiamo dare loro la soddisfazione di farci fuori.
Almeno stasera, svuotiamoglieli i pub, e mandiamoli tutti a nanna entro le 23, 23,30 massimo...


mercoledì 19 ottobre 2011

Del Piero lascia.

Era una sera dell'autunno 1995.
Il sottoscritto era al primo anno di Università, a Perugia.
Abitavo con un tizio abbastanza strano, e non avevamo neanche la televisione. Internet non esisteva.
Il nostro appartamentino era contiguo a quello delle proprietarie, due arzille signore di quasi novant'anni: Enrica e Titina. Spesso, la sera, andavamo a trovarle per farci due chiacchiere miste a quattro supercazzole. A volte scroccavamo la loro tv.
Quella sera d'autunno, dicevo.
La Juve, vincitrice dello scudetto 1995, dopo anni di anonimato, giocava in Coppacampioni.
Accendo in ritardo (convenevoli e supercazzole varie con le due padrone di casa): la Juve è sotto di un gol. In attacco, invece dei "titolari" Vialli e Ravanelli, giocavano due illustri sconosciuti: Padovano e Del Piero.
E' fatta, penso.
Manco a dirlo, la Juve pareggia subito.
La partita è appassionante, va a fiammate.
A un certo punto accade una cosa inspiegabile: Del Piero inventa una parabola impossibile, il pallone prende un giro strano, e finisce in rete.



Nascono i gol "alla Del Piero".
La Juve vince la coppa, poi l'Intercontinentale a novembre.
Perde le due successive finali, ma stabilisce record ed apre un ciclo.
Del Piero passa ottime annate, subisce un brutto infortunio che sembra pregiudicarne la carriera. Viene criticato, "è finito", dicono.
Ma rinasce, e ricade, e rinasce.
Diventa una bandiera della Juve: ci sono molti giocatori più forti, in campo. Non moltissimi, ma ci sono e ci saranno. Ma la forza di quel ragazzo veneto è tutta un altra storia: diventa un esempio sportivo per i giovani ed un simbolo del campione pulito e corretto.
Invecchia: aumentano le panchine, ma lui riesce sempre a ritagliarsi un posto.
C'è lo scandalo di Calciopoli, c'è la "B".
Ma ci sono i due titoli di capocannoniere consecutivi vinti da ultratrentenne, c'è la Coppa del Mondo, il due a zero alla Germania.
Una carriera fantastica, un esempio unico.
Ora l'annuncio della fine della carriera juventina di Alessandro: intempestivo, inappropriato.
E da parte del nuovo presidente, Andrea Agnelli.

Non commentiamo con le parole, lo facciamo con un bel ricordo.
(Il servizio è del grandissimo Alberto D'Aguanno).