sabato 21 luglio 2018

Di Terni, d'estate, vacanze e deserto

Una vista panoramica di Terni a Luglio

Terni, d'estate, muore.
Non si limita ad andare in letargo per qualche settimana. No, muore.

Una città di per sé già poco viva, per quasi tre mesi perde ancor più richiamo.

I negozi chiudono in massa, al sabato pomeriggio: non ho mai capito perché. Forse chi ha una attività non può andare una mezza giornata al mare o in piscina durante la settimana?

Alcuni anni fa, ospitando un autore, andammo a cercare con lui ed alcuni clienti, un bar per un caffé. Era fine giugno. Dovemmo girarne tre o quattro per trovarne uno aperto!
Attenzione: non erano chiusi per ferie. Solo "per sabato estivo a Terni".

Sempre nello stesso periodo, mi capitò una cosa simile. Avevo un autore ospite, chiamo un noto e frequentatissimo ristorante del centro, per un sabato sera. "No - mi hanno risposto - a meno che non siate una comitiva, al sabato chiudiamo: fa troppo caldo!". Più caldo che al giovedì? Meno che al martedì?

Lo stesso succede di domenica: se sei in centro, e cerchi un locale tipico dove portare un amico, ti conviene andare... a Narni! Questo ammazza il turismo e rende quello che fino a pochi anni fa era uno dei centri storici più vivi del centro Italia inidoneo a qualsiasi iniziativa.
Già: perché le iniziative, ci sono.
Non a Terni: dove non ci sono discoteche all'aperto, o eventi degni di questo nome.
Ma in tutto il comprensorio: sagre, feste: una ricca pletora di manifestazioni e siti turistici, che attinge a Terni ed ai ternani come bacino di utenza - basti vedere manifesti, striscioni ed affissioni! - senza che all'interno della città ci sia una qualunque risposta commerciale.

Anzi: la risposta c'è, la chiusura del sabato. La viviamo da talmente tanto tempo, che non si capisce se mancano eventi perché si pensa che non ci sia pubblico, o al contrario se non c'è quest'ultimo, e per questo non si fa nulla. Che poi, diciamocelo: traffico "umano", al sabato, in giro ce ne è!

Il tutto a scapito di una vocazione turistica che città, istituzioni e commercianti snobbano, ma che potrebbe essere l'unico approdo possibile per una economia che ha quasi del tutto perso la qualifica di "polo industriale", vista la crisi, e che non riesce a scrollarsi di dosso l'apatia dell'essere una città "per vecchi", nella quale si sviliscono e censurano tutte le istanze, lavorative e ludiche, dei giovani e di chi vuole investire...

2 commenti:

  1. Il problema ce l'abbiamo un po' anche qui, nell'entroterra romagnolo che non-è-ancora-Appennino. La logica è "tanto nel weekend vanno tutti al mare" (spesso è anche vero,eh!), per cui paesi e città a 30-60 min. dalla riviera, nei finesettimana estivi si trasformano in strani deserti urbani ^^

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  2. Beh sicuramente ad un certo punto si innesca il classico circolo vizioso.
    Meno clienti perchè la gente va fuori e meno incassi, meno incassi e meno vantaggi a tenere aperta l'attività se non di tipo familiare (il dipendente lo paghi sia che vengano clienti sia che non vengano), meno vantaggi meno voglia di tenere aperto, meno aperture meno clienti che rimangono in città sapendo che non ci sono attività aperte e via dicendo.

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