sabato 30 novembre 2013

Gli occhi del distributore



In Italia, tra distributori del mondo del fumetto, non c'è concorrenza.

Lasciando perdere Messaggerie, che ha avuto una parabola simile a quella di Monti, trasformandosi da salvatore della patria in desaparecido, che non si sa più chi distribuisce - a parte il gruppo BD/GP/JPOP, che non si sa nemmeno se sia diventato un grossista (alcuni editori del suo catalogo sono disponibili anche altrove in via "ufficiale"), gli altri vivono in pace.

Al massimo si fanno qualche dispetto: io faccio arrivare in ritardo i tuoi arretrati, tu lo fai coi miei.
Io non pubblicizzo l'iniziativa del tuo editore di riferimento, tu non lo fai col mio.
O non dico alle "mie" fumetterie che il tal prodotto è fallato, e che può essere reso in questo modo.
Tanto il disservizio è per loro...
Pappappero.


Perché, poi, diciamocelo: il discorso di fondo è che ognuno dei tre distributori, Alastor, Star Shop e Pan, ha UN editore di riferimento. Meglio: E' ANCHE editore.
Un conflitto non da poco.






Conseguenza primaria: il distributore pensa prima a vendere l'editore di riferimento. Poi gli altri.
Il che vale per la promozione, per l'offerta commerciale.

Altra conseguenza: l'editore ha (potrebbe avere) i dati di vendita di tutti gli altri, soprattutto (ma non solo...) degli esclusivisti. Sa cosa è un successo e cosa no.
Quando deve fare un piano editoriale, una scelta qualunque, ha altri dati, oltre a quelli relativi alle proprie vendite, da poter valutare.

Ma quello che manca, principalmente, è una offerta convincente.
Gli sconti variano poco dall'uno all'altro. C'è chi ne fa di più alti, ma offre un servizio peggiore.
Chi è meno conveniente, ma ha il sito o punta sul servizio, che rimane comunque mediamente insufficiente.

E, di fatto, nessuno ti chiama per chiederti quanto compri, e per farti una offerta e passare con lui.
In dieci anni di negozio, avrò ricevuto un migliaio almeno di chiamate di aziende di telefonia, gas/energia, corrieri: molte offerte le ho ascoltate ed accettate, in qualche caso mi sono anche pentito, ed ho avuto la possibilità di cambiare nuovamente.

Di chiamate del genere, invece, dai distributori, ne ho avute quasi zero.
Ah: ovviamente "chiamate", perché è difficile che ti mettano le condizioni per iscritto, eh...
E la gran parte di quelle avute, le ho sollecitate io.
In alcuni casi più volte.

Poi, dopo che il distributore ha chiamato il suo caro collega (?) e concorrente (??), per chiedergli perché io volessi cambiare (accade pure questo... vi immaginate WIND che chiama TELECOM e gli dice: "Ehi, oggi ci hanno chiamato Franco Rossi da Mantova, Manlio Ottaviani da Pescara e Antonio Sciannimanico da Foligno... vogliono passare con noi! Perché?? Che gli avete fatto? Che tipi sono?"), sempre alla faccia di concorrenza e privacy, forse, forse, riesci ad ottenere una offerta.

E' concorrenza sapere che il distributore X, che ha l'esclusiva sul TalEditore preferisce mandarlo PRIMA al distributore Y, per poi accorgersi che non ha abbastanza copie per i propri negozi... che lo avrebbero avuto per tempo se lo avessero chiesto ad Y? Come comprare un hamburger da Spizzico...

Questa è concorrenza?

No, i distributori preferiscono farla ai negozi: imponendo loro di fare sconti, perché si mettono in competizione nella vendita diretta tramite il proprio sito, o altre grandi catene di vendita, cui offrono i loro albi a meno. O perché portano novità in fiera, spesso anche albi a distribuzione limitata, o presunti esauriti (che non danno più ai commercianti...), violando quando capita anche la legge, sia come editori che come distributori, con sconti illegali.

No, concorrenza non c'è.
Altrimenti, come accade per i negozi, o per qualunque altro settore, ne beneficerebbero tutti.
Dai lettori in sù.

8 commenti:

  1. Questo merita un applauso!

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    1. grazie. Ma non dico niente che non pensi chiunque...
      :)

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  2. Umm... hai toccato un sacco di punti interessanti.

    Si, hai ragione. Non c'è concorrenza tra distributori. La torta è piccola e i signori hanno capito che una guerra totale avrebbe determinato le condizioni per il loro annientamento. I distributori sono emanazioni degli editori e anche sotto questo profilo, il tasso di concorrenza è stato sempre basso. Quello che manca nel settore del fumetto italiano non-Bonelli sono le condizioni per un giro d'affari veramente importante. Quello che, alla fine, ha spinto Messaggerie ad arretrare e a non investire in un settore di dimensioni condominiali. E allora che senso ha farsi la guerra? Meglio accordarsi.
    A proposito, hai citato Wind e Telecom, ma anche nel settore della telefonia mobile non c'è praticamente concorrenza. Non voglio scendere in un discorso eccessivamente tecnico (e "off-topic"), ma se guardiamo bene ai contratti offerti, con la sola eccezione di Postemobile, sono tutti quanti uniformati. E lo stesso avviene nel settore delle Assicurazioni...
    Insomma, è il concetto di concorrenza che in Italia è deficitario.
    Nel suo piccolo, il mondo del fumetto risente di questa mentalità solo italiana, che all'estero suscita ilarità.
    Beh... in America c'è la Diamond che distribuisce tutti... ma almeno i dati di vendita sono pubblici.
    AFUI dovrebbe farsi sentire di più, secondo me.

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  3. Se la situazione è questa da 20 anni ci sarà pure un motivo !

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    1. scusate ma qui si ripetono sempre le stesse cose, privacy un corno se una fumetteria è un pessimo pagatore (può capitare ogni tanto e non c'è niente di male) state certi che la voce si diffonde in tempo zero a tutta (agli altri due colleghi/editori/distributori/deus ex machina del destino di tutte le librerie di fumetto in Italia) la categoria. Come si possono cambiare questi meccanismi? non si possono cambiare. Il punto è che dovrebbe essere VIETATO PER LEGGE fare l'editore e il distributore allo stesso tempo! Ma d'altronde in politica abbiamo segretari di partito che fanno anche i sindaci e vanno dai condannati per corruzione e evasione fiscale a fare il concordato. non ci sono molte soluzioni.

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    2. un conto è che si diffondano, altro è una informazione diretta.

      il divieto che intendi imporre per legge, sarebbe facilmente aggirabile...

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    3. e allora? continiamo a lamentarci come gli operai della fiat difronte agli stabilimenti che chiudono? proviamo a rapire i parenti degli amministartori delegati di pan, alastor e star comics??? o cambiamo mestiere e ci mettiamo a vendere bulloni???? aspetto alternative al problema o pronta la bluesmobile in garage!!!

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    4. Non è lamentarsi. E' informare.
      E dare spunti per cambiare le cose.
      Come soluzione, non c'è solo il binomio stare zitti/fare la rivoluzione. Ci sono una infinità di sfumature e vie di mezzo, che partono però dalla consapevolezza del problema...

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