venerdì 18 dicembre 2015

Quelli che non capiscono (ancora!)



Ne abbiamo già parlato e riparlato: c'è una legge che disciplina il prezzo di vendita dei libri, e quindi anche dei fumetti. E' la legge 27 luglio 2011 numero 128; per gli amici "legge Levi".

Dura lex, sed lex, dicevano gli inventori del diritto: può piacere o non piacere, essere bella o brutta, ma esiste. Ed è legge.

Un paio di anni fa, abbiamo parlato in modo esaustivo del significato e della funzione di queste prescrizioni: datevi una letta qui, il pezzo è sempre attuale. Purtroppo.

Gli editori nostrani continuano a fregarsene: spesso e volentieri - magari per ignoranza, ma scommetto più per paraculaggine - lanciano offerte illegali. Sicuri dell'impunità.
Non hanno siti all'altezza, non riescono ad informare il cliente finale, né le librerie, dando notizie certe su quanto presentano o semplicemente non postano i calendari delle uscite; non usano bene i social (quelli capaci di farlo li conto sulle dita di una mano); non danno risposte ai fan.

Ma quando si tratta di fregare i librai, loro stessi clienti, in nome di un piccolo guadagno, non si tirano mai indietro.


E voi, editori? Cosa avete fatto di bello con il "computere" oggi?
Chiariamo preliminarmente un concetto, tanto per essere il meno antipatici possibile: i librai non vogliono eliminare la possibilità di campagne sconto offerte al pubblico, quantomeno quella fare promozioni di quando in quando.

Ma, fermo restando che sarebbe preferibile un prezzo al pubblico più basso, invece di continue promozioni, cosa che invece gli editori preferiscono, così da poter avere un margine più ampio, la considerazione di fondo è un'altra: è interesse sia di chi vende i libri, che di chi li acquista, che gli sconti siano presentati da più punti vendita possibile.

In sintesi: vogliamo offrirle anche noi, quelle condizioni, certi del fatto che una offerta capillare raggiunge sicuramente più clienti, di quella fatta da un "monopolista".

La legge "Levi" dice (art. 2, comma 3):
Ad esclusione del mese di dicembre, agli editori è consentita la possibilità di realizzare campagne promozionali distinte tra loro, non reiterabili nel corso dell'anno solare e di durata non superiore a un mese, con sconti sul prezzo (...). E' comunque fatta salva la facoltà dei venditori al  dettaglio, che devono in ogni caso essere informati e messi in grado di partecipare alle medesime condizioni, di non aderire a  tali campagne promozionali. 

Lo spirito della legge non è quello di vietare gli sconti ma, in una ottica commerciale, fare si che i "venditori al  dettaglio - debbano - in ogni caso essere informati e messi in grado di partecipare alle medesime condizioni".
INFORMATI e MESSI IN GRADO di partecipare alle stesse condizioni.
Ora, il secondo punto è opinabile: cosa significa "stesse condizioni" può essere oggetto di discussione. Per il sottoscritto, è ovvio che l'editore debba concedere un extrasconto: se per l'editore fare un 25% è poca cosa, per la libreria/fumetteria è rinunciare a quasi tutto il proprio guadagno. Non dimentichiamo che il margine che un editore ha sui propri libri quando vende direttamente al pubblico è OLTRE IL DOPPIO, in media, di quello di un rivenditore al dettaglio!

Ma, sull'essere INFORMATI, c'è poco da dire: gli editori sono tenuti - attraverso i propri distributori o con mezzi idonei - a far sapere ai dettaglianti quando e come si svolgerà la campagna promozionale.

Ma c'è un altro dettaglio, che almeno in tre casi ho notato non esser stato preso in considerazione nelle ultime settimane, come negli scorsi anni: "ad esclusione del mese di dicembre".
Qui la legge è chiara: a DICEMBRE, niente promozioni!

Non ci sono interpretazioni, non c'è spazio per la fantasia. Se vedete un qualsiasi editore o distributore che (s)vende la propria merce a sconti superiori al 15%, nel mese di dicembre, è ILLEGALE.
I-L-L-E-G-A-L-E.
E voi potete acquistare, e rendervi complici, o evitare di farlo.

"Capirai, sono fumetti", o: "Cosa cambia con un mio acquisto", potrete pensare.
Cambia, cambia: per tutti quelli che sanno quanto è difficile arrivare a fine mese, col proprio lavoro, che pagano regolarmente le tasse. Che retribuiscono doverosamente e regolarmente i propri dipendenti. Che sanno che la legge va rispettata.
Cambia.

Perché questa legge, se fossimo gente civile, sarebbe inutile. Se rispetto e buonsenso fossero alla base dei rapporti commerciali - come magari anche di quelli umani! - basterebbero questi per farci capire, come scrissi nel pezzo di due anni fa,  che si lavora meglio insieme, piuttosto che contrapposti, e che chi ci rimette da questa situazione, oltre alle librerie, è proprio il cliente finale...

15 commenti:

  1. vogliamo dire che quando una certa casa editrice con un cane nel logo, ad esempio, mette gli sconti al 30 % ad un libraio risulta difficile vendere quei prodotti?

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    1. fermo un attimo: qui si parla di sconti al pubblico, non ai negozianti. In ogni caso, mi risulta che il 30% sia bassino... dipende da chi ti rifornisci!

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    2. sono stato poco chiaro, mi scuso :-) ovviamente mi riferivo anche io agli sconti al pubblico, sconti in questo caso che equivalgono in pratica a quelli fatti al venditore.E che in pratica azzera il guadagno. E per capirci meglio, non che ce l' abbia con un editore in particolare..è che trovo , usiamo un eufemismo va, molto poco carino che gli editori siano diventati ormai anche venditori loro stessi mettendo in difficoltà chi quello stesso prodotto dovrebbe venderlo. Insomma per capirci sottoscrivo tutto quello che scrivi in questo pezzo

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    3. ok, ma mi sembra che bao sia l'esempio sbagliato.
      l'offerta che fanno non supera il 25%, e la girano anche alla rete di vendita...
      mi sbaglio?

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    4. no ma infatti nel mio primo post, mi ripeto, sono stato vago . Ovviamente per me Bao è un' ottima casa editrice, mi piacciono i suoi prodotti e la cura con cui le realizza.L' ultima loro iniziativa era appunto al 25 % come hai scritto tu, e non me la sogno di fare crociate contro.Pensiero mio, quando questi editori ( tutti in generale, non intendo solo Bao) vendono direttamente sui loro siti , o addirittura su negozi ebay..si crea un cortocircuito che a parere mio non dovrebbe esistere nel mercato.Ad esempio in un altro tuo post parlavi di flashbook e della sua pubblicità del negozio ebay. Quello in effetti è un esempio migliore che avrei potuto fare.

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    5. si, quella di flashbook è stata una cosa davvero - eufemismo - poco seria.
      sulla vendita diretta concordo: io mi limiterei a chiedere di farla a prezzo pieno, ovvero ad armi pari...

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    6. Ecco, quello è il punto focale: se tu Panini, Lion, Bao o chicchessia vendi alle mie stesse condizioni ok. E' un mercato libero. Ma se tu parti già anche con degli sconti che magari io non posso replicare per non azzerare il mio guadagno allora c' è la falla. Scusami se ho invaso il tuo spazio personale con le mie esternazioni :-)

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    7. scherzi? questo spazio è pubblico!

      se chiedi loro, ti dicono che lo sconto compensa le spese di spedizione... ma se tu acquisti online, le spese le paghi, è normale...

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    8. e ci mancherebbe anche quello.. eheh

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  2. Andiamo ragazzi! Io ho ricevuto pochissimi giorni fa email promozionali di Tunuè e 001 che offrivano sconti, in occasione del Natale, dal 15 al 20% per l'acquisto diretti dal loro e-shop... da ignorante mi chiedo, era un'azione legittima?

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  3. Andiamo ragazzi! Io ho ricevuto pochissimi giorni fa email promozionali di Tunuè e 001 che offrivano sconti, in occasione del Natale, dal 15 al 20% per l'acquisto diretti dal loro e-shop... da ignorante mi chiedo, era un'azione legittima?

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  4. Fino al 15% si.
    La legge è online e conoscibile per tutti :)

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  5. Ah e per inciso, la mattina di Natale ricevo da 001 Edizioni una mail promozionale con cui offre, solo per ordini online e fino alla mezzanotte del 25 dicembre, lo sconto del 25% su tutto il catalogo. Anche questo è lecito e/o elegante?

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  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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