(Puntata celebrativa i 600 numeri dell’Uomo Ragno!)
di tetsuyatsurugi
Sorpresa sorpresa, a pochissimi giorni di distanza
dall’ultima scoppiettante puntata (anzi direi dirompente!), seguito
della precedente, ecco irrompere sulla scena uno speciale
specialissimo, riciclato addirittura da un pezzo vecchio di quattro
anni (della serie, come li trattiamo bene i nostri lettori!! Sempre
sul pezzo, sempre sulla notizia!!!).
La colpa ovviamente è di quella vecchia volpe diFrancesco Settembre (sempre lui), una ne pensa cento ne fa
(peggio di Arnold!), che già quattro anni fa cercò di
coinvolgermi in uno dei suoi (ennesimi) millemila progetti, che lui
ci mette più o meno l’idea, e io poi devo tirare fuori i pezzi
scritti in bell’italiano e pure appassionanti (o qualcosa del
genere).
Poi ovviamente la cosa degenera perché io scrivo
delle robe che nemmeno mi rendo conto, da pesantissime e lunghissime
(al limite dell’illeggibile), a robe anche più vendibili (e
spacciabili per rubriche più o meno farlocche, che tanto in rete…si
bevono di tutto :-p!), e siamo tutti contenti…
Come annunciato alcuni giorni fa, postiamo ora gli orari dell'Artist Alley di NarniaFumetto 8, con tutte le sessioni di disegno "ufficiali". Il programma completo lo trovate qui...
Il post è aggiornato col regolamento dell'Artist Alley (in fondo).
… E sei un pirla, e c’hai la faccia la pirla, e gli occhialini da pirla…
Scusate, ma il ritornello della volta scorsa non accenna a scemare (io ci sono uscito pazzo).
Con Boselli poi ci siamo sentiti (falso!), abbiamo parlato lungamente (falsissimo!), chiarendo le reciproche posizioni (ancora più falso!!); alla fine non ha potuto che ricredersi (bufala galattica!),venendo quasi totalmente sulle mie posizioni (questa poi è proprio incredibile!), e ammettendo di essersi sbagliato alla grande (stavolta ci querela sul serio!!).
Diciamo che la sua sortita oltre ad essere inaspettata non era neanche così facilmente ignorabile, e noi subito ne abbiamo approfittato ricamandoci sopra alla grande (che disgraziati siamo); tuttavia la sua pur bizzarra posizione non era certo solitaria (e questa era la cosa più grave e preoccupante).
La discussione in rete a dispetto del periodo vacanzifero impazza tutt’ora, e per discussione intendo quella sul venduto (catastrofico) dei fumetti in Italia e quella parallela/spin-off del bonellide Long Wei (che così bene neanche lui tanto sta); si son dette e lette cose interessanti, peccato che ogni discussione del genere, DA SEMPRE, manchi giocoforza di un punto di vista fondamentale, ovvero chi del fumetto se ne disinteressa totalmente o magari una volta gli interessava almeno un po’ e ora non più.
La rigiro anche qui, sia mai che non rompa un altro po' le scatole ai miei numerossisimi lettori riguardo Narnia Fumetto...
Narnia Fumetto da la possibilità di avere una "commission" dagli autori st
ranieri. Di cosa si tratta? Semplicemente, di un disegno completo e finito, realizzato dall'autore su commissione del fan, e preparato prima della fiera. Quindi un disegno di altro livello, rispetto a quelli fatti velocemente in fiera, i cosiddetti sketch.
La commission ha un prezzo variabile a seconda del soggetto.
L’abbiamo annunciato qualche giorno fa sulla pagina facebook della sezione cosplay di Narnia Fumetto, e adesso possiamo confermarlo: tra le tante novità di quest’anno, l’Area Cosplay vanterà la presenza dei ragazzi di Game Of Thrones – Official ASOIAF Cosplay Group.
Sentendo l'ultima polemica ferragostana, mi viene in mente questo vecchio modo di dire.
Spizzando qua e là, social, blog, leggo di autori abbastanza risentiti verso l'eccessivo "affetto" di alcuni fan, rei di aver richiesto disegni gratuiti, o di aver insultato - da wannabe quali sono - l'autorone di turno, millantandosi più bravi di lui.
Dico la mia, conscio del fatto che scontenterò tutti.
Preciso che gli aneddoti citati sono tutti veri.
In primis: è vero. Molti "fan" sono dei rompiballe cosmici. Hanno la pretesa della gratuità di qualsiasi cosa. E se non è gratis, deve costare poco, dove "poco" è un euro o poco più.
D'altronde, questo è uno dei - per me pochissimi - demeriti della concezione bonelliana del fumetto, imperante in Italia: bene di consumo a basso prezzo.
Cliente: "Eh... i fumetti sono davvero cari"Io: "Beh, si, effettivamente, negli ultimi dieci anni il prezzo medio è salito molto". Continuiamo a parlare per un po'... poi gli chiedo: "Scusa, ma tu cosa leggi?". Lui: "DYLAN DOG". Volevo picchiarlo. Care cento pagine a 2,90 euro?
Ed è vero: molte persone hanno il gusto di rompere.
Non hanno la concezione dell'altrui lavoro, pensano che "fare le cose" sia gratuito. Quindi valga zero.
E vale anche per quello che vendi: "quanto mai l'avrai pagato??". Quindi vale poco più di zero.
Dragonero Zero. Organizzo un incontro con alcuni autori, ne ho delle copie che regalo a chi partecipa all'evento, ma anche a tutti i miei clienti.Mi scrive anche diversa gente che vuole l'albetto. Alcuni fanno un ordine online, e mi chiedono di allegarlo. Ovviamente lo faccio. Mentre già su Ebay spopola, a prezzi fino anche a 30 euro, pensate, mentre nei Game Stop dove è stato distribuito non si trova più, il sottoscritto lo ha regalato. Un tipo mi scrive: lo vuole e non è disposto a fare acquisti. Gli chiedo il corrispettivo di una spedizione prioritaria (quindi non tracciata, ma richiesta dal "cliente"). Me lo manda via Paypal. Lo spedisco e l'albo non arriva. Il tizio, dopo avermi tartassato per tutto il tempo, ha il coraggio di incazzarsi, sollecitarmi più volte indagini presso l'ufficio postale. E di chiedermi un rimborso attraverso Paypal...
Ma la colpa di chi è? Se manca la cultura del fumetto, la cultura del valore del fumetto, del sapere che quello che si compra ha un costo di produzione che va pagato... A chi spetterebbe l'educazione del lettore? Perché è facile rivendicare i propri diritti come "creatore", "disegnatore", ma è anche altrettanto vero che, se si vuole essere pagati, bisogna fissare un prezzo "equo" per un prodotto: siamo tutti bravi a dire che un albo deve costare poco, che i prezzi sono alti: le difficoltà sorgono quando dobbiamo rinunciare ai nostri introiti...
Quindi, se il pubblico non è "educato", forse non è il caso di spiegargli qualcosa? Ovviamente, non parlo del tizio che ti scrive e ti dice "Ciao, sono Manlio Sbarazzotti: mi mandi un tuo disegno? Abito in via Dell'Idiozia 12, a Vattelappesca". Per quelli vale sempre l'invito fatto da Alberto Sordi, a visitare la città della quale il primo cittadino è amico suo...
Ma nella mia limitata esperienza di "signor nessuno" del mondo del fumetto, visto che sono si, un addetto, ma non un autore né un editore, posso dire che, spesso, spiegare le cose serve.
Perché non tutti sono idioti totali, perché tanti meccanismi sono ignoti, e l'ignoranza va combattuta.
Un esempio spicciolo, visto che parlo sempre di rese. Sembra scontato sapere che la fumetteria non ha il reso: ma molti, moltissimi, non lo sanno. E' uno dei motivi per cui ho aperto un blog: spiegare, far sapere certe cose.
Perché se rimani nell'ignoranza, e spesso molti lo fanno fino a sbatterci la testa, non evolvi.
E se tu che una cosa non la sai, non informi gli altri, anche il tuo lavoro ne risente.
Un grande autore, e anche grande persona, durante un incontro col pubblico, a un mio invito a fermarsi per una pausa, rispose che doveva la sua fama ed il suo lavoro ai clienti, che erano i suoi "datori di lavoro".
Forse esagerava, ma dimostrando grande umiltà.
Recuperiamone un po'.
Anche perché, se il fumetto è cultura, trattiamolo da tale. Insegnandolo...
Mentre questa affermazione mi fa scorrere un brivido di sudore lungo la colonna vertebrale per il duro ed emozionante lavoro che ci aspetta nelle prossime settimane, mi sono reso conto, frequentando social e forum, che circolano tante inesattezze, e che molti dubbi non possono essere dissipati dal nostro sito ufficiale www.narniafumetto.com (che, diciamocelo, comunque frequentate poco, se continuate a chiederci cose come "dove è il programma", "quanto costano i biglietti", "dove posso dormire", argomenti ampiamente trattati sul sito, appunto).
Quindi, abbiamo pensato a questo post.
Se avete domande, fatele.
Rispondete a questo post, se siete timidi mandateci una mail (settembre@narniafumetto.com) specificando "mille domande" nell'oggetto. Ma fatelo.
Le risposte che diamo in privato, sono utili solo a voi: rendendo pubblici i vostri dubbi, invece, ci date la possibilità di aiutare più gente possibile.
Scriveteci, chiedeteci qualunque cosa.
Possibilmente, ripeto, commentando questo post (almeno evitiamo inutili ripetizioni).
Tutte le domande, avranno risposta entro la prossima settimana.
L'immagine è off topic? Sarà... ma con questo caldo, cosa c'è di meglio?
Leggo quanto scrive qui il buon Giuseppe Di Bernardo.
Avevamo già parlato di distribuzione da edicola, soprattutto riguardo Long Wei: qui e qui.
Leggendo quanto dice Giuseppe che, per chi non lo conoscesse, è un autore completo che lavora per Diabolik e supervisiona il settore italiano di Star Comics (ormai in dismissione, farà notare qualcuno), e quindi un addetto ai lavori di esperienza e, sicuramente non uno che le manda a dire, vengono da fare alcune riflessioni.
Quello che mi domando, dopo aver visto questi post, è: perché insistere con l'edicola?
Se è vero che:
-la distribuzione è a macchia di leopardo, senza controllo;
-il reso è tanto, costa, genera "incomprensioni" (chiamiamole così...) come dice Di Bernardo;
-c'è necessità di alte tirature (ed alti costi) per raggiungere tutti i punti vendita.
-soprattutto: non si vende come un tempo (ovvero, molto ma molto meno del bonelliano più "scarso)...
... perché insistere con l'edicola?
Perché delle due l'una: o sei la Bonelli, ed allora macini decine di migliaia di copie (anche qui: in continuo declino...), oppure, per vendere tre-cinquemila albi, ti conviene stamparne decine di migliaia, spendendo comunque cifre folli, che non recupererai mai e poi mai?
Perché non puntare su fumetteria e libreria, quando non hai un prodotto sufficientemente forte per l'edicola? Perché, diciamocelo: degli ultimi bonellidi, ha venduto solo TWD, che comunque andava già a gonfie vele anche in volume.
Se parliamo di queste cifre, sicuri che le centinaia o poco più delle copie "distribuibili" in fumetteria, non farebbero la differenza? Quanto avrebbe venduto Long Wei (ormai è il nostro esempio) se ben spinto (a costi irrisori) e ben distribuito (senza costi ulteriori) anche nelle librerie specializzate? Un 20-30% in più? Magari si...
Ora Lion si prepara a sfruttare questo formato per Fables e Y L'Ultimo Uomo, due titoli già transitati in fumetteria in almeno un paio di edizioni, è vero, ma che forse - almeno il secondo - avrebbero meritato una sorte diversa.
Personalmente sono contrario a produrre fumetti in formato diverso da quello originale, e sono anche convinto che nel caso concreto non sia una buona idea puntare su questi titoli. Ma almeno, va detto, sono nomi forti e verranno distribuiti anche in fumetteria, a differenza di Long Wei.
Chi vivrà vedrà. Buon Ferragosto...
PS: per tornare a qaunto diceva il buon Giuseppe Di Bernardo, ricordo che anni fa venni a sapere di un noto, notissimo editore del settore che, prima di mandare al macero le rese, le metteva a mollo nell'acqua per farle pesare di più... Il mondo è bello perché è vario, ma di questi piccoli truffatori travestiti da figure di livello nel nostro settore, purtroppo, se ne trovano...
Quasi distrutta durante la guerra, per la sua importanza strategica, ricostruita - spesso male - è stata abbellita con alcune opere interessanti verso la fine degli anni '90. Città vivibilissima, culturalmente in coma profondo, potrebbe essere una delle città più famose al mondo, in quanto patria di una delle feste più importanti - commercialmente parlando - al mondo: San Valentino.
Il "marchio" San Valentino non viene sfruttato per nulla, e il tutto si risolve in una grossa ed inutile, che si svolge il 14 febbraio davanti alla basilica del santo.
E questo dice molto sulle capacità dei ternani.
Ed ora il "pennone".
Terni ha un monumento che la "rappresenterebbe" come città.
La fontana di piazza Tacito.
Chi mi conosce, sa che ospito decine di autori di fumetti l'anno. Spesso, quindi, mi trovo ad accompagnarli per le vie del centro, vuoi per scortarli fino al negozio, vuoi per andare a cena dopo un pomeriggio di lavoro col pubblico. E lo stesso mi capita di fare con colleghi che vengono a trovarmi, o che ho portato in giro per la città durante Narnia Fumetto o Fumetterni.
E tutti, dico: TUTTI, hanno sempre trovato orrenda la fontana.
Orrenda.
Un monumento brutto, avvizzito, sporco (grazie all'educazione del pubblico), in una piazza grande ma spoglia.
Terni merita di meglio: c'è la pressa idraulica davanti alla Stazione Centrale. Quella fa parte della storia di Terni, storia industriale. E' parte della realtà storica della città.
Invece, non si sa perché, si ritiene che questa fontana, orrenda ripeto, sia il "nostro" simbolo.
Devastata da anni di incuria, col pennone centrale crollato dopo che, un paio di Natali fa, furbescamente si era usato come appoggio per le luminarie natalizie, ora il Comune di Terni apre la "cordata" (insieme ad altri enti e privati) per restaurare la fontana.
Costo: sei-settecentomila euro.
Terni, la città delle buche in strada (ho quasi smesso di girare in motorino, ho paura di farlo), Terni, la città che vanta(va) uno dei maggiori "centri commerciali all'aperto" del centro italia (come numero di negozi nel centro città) e che ora sta vedendo ridursi sempre più il numero delle attività commerciali, che chiudono o si trasferiscono; Terni, la città che fa la raccolta differenziata, ma da alcune parti si e da altre no; Terni, la città dell'acciaieria, che chiude... Questa città, merita un investimento così cospicuo per... rifare un monumento del centro?
Sono queste le scelte che ci meritiamo? O che vogliamo?
Come l'intervista di ieri a Monica Catalano, anche questa è a cura di Alessandro Di Virgilio
Quando e come hai scoperto la tua vocazione artistica?
Raccontare storie mi ha sempre affascinato e la scelta dei fumetti è stata una cosa abbastanza naturale, disegno da quando ho memoria e quando lo faccio mi sento a casa. Se devo proprio fissare una data in cui ho capito che potevo farlo come professione, direi che è il 1993, la prima volta che ho visitato il festival di Lucca.
Perché Daniele Bonomo ha scelto il nome d’arte di “Gud”?
Perché da ragazzino, traducendo il mio cognome, gli amici mi chiamavano goodman, poi good e da lì a gud il passo è stato breve.
Dal 2001 insegni, presso la Scuola Internazionale di Comics di Roma, fumetto, scenografia e animazione, ma spesso tieni laboratori di narrativa disegnata nelle scuole di diverso ordine e grado. Quali sono le differenze di approccio nell’insegnare agli adulti e ai ragazzi/bambini?
Non ci sono differenze, quando insegno inizio un percorso e ogni volta riparto da zero, la prima cosa che mi preme è far passare il messaggio che il fumetto e l'animazione prima ancora del disegno sono un linguaggio col quale trasmettere le proprie idee, raccontare storie ed emozionare i lettori.
Nel 2012 hai pubblicato, per la Tunué, “La notte dei giocattoli”, un adattamento a fumetti del libro di Dacia Maraini. Cosa puoi dirci di questa esperienza?
La notte dei giocattoli è un'esperienza travolgente, come la piccola Giulia, la protagonista della storia, mi sono ritrovato a vivere un'avventura straordinaria condividendo passo passo con Dacia Maraini la calda accoglienza dei piccoli lettori.
È un libro particolare proprio perché viene da un'opera teatrale e per l'adattamento a fumetti ho scelto di puntare sui pastelli a olio. Sono loro, secondo me, ad aver dato la marcia in più alle tavole che già potevano contare su una bella favola moderna.
Chi sono stati gli artisti a cui ti sei ispirato e chi, attualmente, giudichi tra i migliori?
Will Eisner, Bill Watterson, Manu Larcenet e Schulz.
Hai in uscita, sempre per la Tunué, in anteprima per Narnia Fumetto, un vero e proprio manuale su come realizzare fumetti. Cosa ci puoi raccontare e anticipare?
Già nel titolo sono racchiuse le mie intenzioni: Tutti Possono Fare Fumetti. Quando dico tutti intendo proprio TUTTI. È un viaggio a fumetti nella storia e negli elementi fondanti del linguaggio e raccoglie alcuni trucchi pratici per raccontare con le immagini.
Diciamo che ho raccolto una dozzina di informazioni che sono per me la base del fumetto, quello cioè che i lettori, gli autori, gli insegnanti, i giornalisti, gli impiegati, insomma che TUTTI dovrebbero conoscere.
Generalmente tanti autori di fumetti, si vantano di non essere lettori. Considerazioni a parte, rispetto ad un atteggiamento del genere, quali sono le tue letture, non necessariamente fumettistiche?
Per fare fumetti, tra le altre cose, bisogna leggere tanti fumetti. Sarebbe opportuno riuscire a leggerne molti e differenti ma il tempo e il gusto personale rovinano tutto. Personalmente prediligo letture che tocchino le corde delle emozioni a quelle di puro intrattenimento. Sono un lettore abbastanza disciplinato, leggo un po' di tutto con costanza, dal romanzo pluripremiato all'etichetta del detersivo, passando per le istruzioni di montaggio delle costruzioni Lego di mio figlio.
Parlaci della tua esperienza di blogger e di “viaggiatore a fumetti”.
Gud.it è il mio sito che da un paio di anni è diventato un blog e io, di conseguenza, un blogger. Pubblico quello che mi passa la vita, dalle parole rubate sulla metro alla cosa buffa successa ieri, e le filtro col linguaggio del fumetto. Così anche per i viaggi. Quando parto ho sempre con me uno sketchbook dove, a fine giornata, appunto a fumetti gli eventi più interessanti. Alla fine del viaggio li posto per i miei lettori in formato pdf.
Ultima domanda, scontata e d’obbligo: parlaci dei tuoi progetti, attuali e futuri.
Al momento sono concentrato sulla promozione di Tutti Possono Fare Fumetti che mi porterà a girare per le scuole d'Italia per diffondere il verbo del fumetto.
Poi ci sono un paio di libri, un paio di viaggi e la mia attività di insegnante alla scuola internazionale di comics, che mi terranno impegnati nei prossimi mesi.
ATTENZIONE: nell’ambito dell’ottava edizione di Narnia Fumetto, gli autori Daniele “Gud” Bonomo e Alessandro Di Virgilio presenteranno l'iniziativa “FUMETTI SOTTO IL CAVOLO”, un laboratorio rivolto ai bambini/ragazzi delle scuole elementari e medie, in cui si scoprirà in che modo nascono le storie e come diventano fumetti.
Quindi, partendo dall’idea, passando al soggetto e alla sceneggiatura, si arriverà a realizzare e proprie tavole disegnate, aventi argomenti che verranno decisi al momento con i partecipanti al laboratorio.
Gli appuntamenti sono a Narnia Fumetto, presso il teatro comunale di Narni, sabato 7 settembre alle 14,00 e domenica 8 alle 11,30.
Ciao Monica, prima di parlare della stupenda illustrazione che hai realizzato per il manifesto di questa ottava edizione di Narnia Fumetto, alcune domande su di te e il tuo percorso artistico.
Quando e come hai scoperto la tua vocazione artistica?
Da bambina, tra i banchi di scuola.
Hai frequentato scuole specifiche? Se sì, chi sono stati i tuoi docenti di riferimento?
La prima scuola specifica è stata il Liceo Artistico, un alveo libero e creativo che mi ha regalato il senso dell’individualità personale. Da qui la coscienza delle mie scelte al di là di ogni motivazione razionale, per cui ho seguito la mia strada secondo le mie convinzioni. Questo mi ha portata ad incontri con persone che lavorano tutt’ora nel campo del fumetto, Maestri che mi hanno trasmesso l’amore per il mestiere attraverso i segni che tracciano sui fogli con sempre rinnovata passione.
Hai lavorato quasi esclusivamente per quella fascia di mercato rivolta ai bambini/ragazzi (Ed. Cioè, Disney, Mattel e, attualmente, il Giornalino delle Edizioni San Paolo). Non trovi che questo settore sia sottostimato? Se sei d’accordo, vorremmo conoscere il tuo parere su come poter invertire questa tendenza.
Sottostimato? Da chi? Perché? E’ una discussione interessante per noi addetti ai lavori, no? Credo che le risposte potrebbero arrivare facendo noi autori, uniti agli editori (quelli coraggiosi!), una ricerca collettiva investendo energie pratiche e creative. Penso che alla base di quanto mi chiedi ci sia il pensiero latente (la sparo grossa?), che i bambini non sono persone. Cioè non riusciamo a separarci da una certa cultura dominante che annulla la realtà umana dei più piccoli (come quella delle donne), e che non ci permette di relazionarci a loro finendo col non saper bene quale linguaggio usare, cosa abbiamo da dirci tanto che poi perdiamo la direzione di ciò che vorremmo realizzare creativamente. Come dici tu si è sviluppata una tendenza, ma mi sembra che queste parole dicano di un vuoto per cui in realtà non si tende a niente e quindi manca “una fetta di mercato”. Questo pensare al “mercato” come alle mode da seguire o da imporre è il primo errore, si perde l’umanità di tutto quanto abbiamo la possibilità di fare noi che stiamo da questa parte della carta stampata.
Nel 2011 hai disegnato, per Round Robin Editore, il volume dedicato a Lollò Cartisano, il fotografo ucciso dalla ‘ndrangheta nel 1993. Come ti sei trovata ad affrontare tematiche così distanti dalla tua abituale produzione?
E’ stata una delle più grandi esperienze umane e creative. Con Lollò, l’editore – coraggioso - della Round Robin, offrendomi carta bianca sui disegni, mi ha anche regalato la possibilità di spezzare un’abitudine all’esecuzione comandata della linea (in quel momento disegnavo Trilli per Disney Italia). Ne avevo una forte esigenza. E’ stato molto difficile all’inizio lasciare andare la mano senza comandarla, senza sapere a priori dove arrivare coi segni. Ci ho messo sei mesi per scrollarmi di dosso gli schemi precostituiti della costruzione della figura e tracciare il primo segno libero per fare un’immagine che avesse in sé un’emozione. Poi, nel resto dei tre mesi, è venuto fuori tutto il libro. Questo dal punto di vista del disegno. Dal lato umano dell’esperienza conoscere Deborah Cartisano (figlia di Lollò), prima e la signora Cartisano poi, mi ha fatto vedere quanto nessuno di noi è lontano da quel che succede agli altri: una cosa come un paese che perde in pochi anni i suoi abitanti perché qualcuno vuole cancellarli materialmente per interessi non ben specificati, ragazzi, donne e uomini che muoiono per violenza di pochi è un dramma che vivo sulla pelle anche quando non ci penso. C’è qualcosa di noi che ci viene privato anche se quei ragazzi, donne, bambini, uomini non li abbiamo mai conosciuti prima: è la nostra collettività, la nostra storia presente e futura. Non serve a niente pensare solo a se stessi.
Chi sono stati gli artisti a cui ti sei ispirata e chi, attualmente, giudichi tra i migliori?
Non mi ispiro ad artisti precisi e non giudico nessuno migliore di un altro perché non stiamo qui per rivaleggiare: la rosa dei talenti, in questo mestiere, è molto vasta e ognuno con le proprie capacità offre una finestra, più o meno grande, più o meno ricercata, su una bellezza che si alimenta e si trasmette per passione. Non può esserci una bellezza minore o maggiore.
Arriviamo al manifesto. Anche in questo caso ti sei misurata con un genere, quello supereroistico, distante da quanto hai prodotto fino ad adesso. Quale è stata la genesi e che tipo di approccio hai avuto per la sua realizzazione?
La provocazione è arrivata da voi organizzatori che mi avete proposto di fare una locandina unendo quel che faccio di solito a quel che non ho mai fatto fin’ora; il resto sono stati schizzi di getto, piccoli approfondimenti sui personaggi e il coinvolgimento di Barbara per la sua splendida colorazione. Volevo vedere i super eroi muoversi in leggerezza: nonostante la maschera di V ci riporti ad un concetto di realtà sociale poco sereno, la fantasia è vitale e vola alta partendo da Superman che svetta in tutta la sua purezza, a WW che ammicca al lettore, Green Lantern frizzante e sprintoso, Flash che corre con grinta, e poi…che Batman rubasse i fogli e i pennelli all’Artist Alley non potevo pensarlo, è venuto da sé.
Generalmente tanti autori di fumetti, si vantano di non essere lettori. Considerazioni a parte, rispetto ad un atteggiamento del genere, quali sono le tue letture, non necessariamente fumettistiche?
Non mi vanto, ma è vero che sono tra quelli che leggono pochi fumetti, relaziono l’edicola al mio lavoro e quindi pesco qualcosa di volta in volta. Non colleziono. Scelgo gli albi o i volumi per un’attrazione che ha una motivazione sempre diversa che mi fa entrare nella libreria specializzata: una volta per un tipo di stimoli visivi che vengono solo dalla carta stampata, un’altra per vedere cosa si fa oggi, un’altra perché ho l’esigenza di un autore in particolare, un’altra per scavare nel passato lontano…Le mie letture sono soprattutto extra fumetto, questo mi viene dall’esigenza di staccare dalle ore lavorative. Ora sono in recupero di letture che avrei dovuto fare anni fa: ti spaventi se ti dico che in questo periodo sono attratta fortemente dal Faust di Goethe? Non riesco a staccarmi da quel libro! Poi, in coda, ci sono Collodi e Bulgakov e poi, discorso a parte, c’è la ricerca psichiatrica di Massimo Fagioli che, col suo scrivere irrazionale, è una delle realtà culturali attuali che mi affascinano di più.
Ultima domanda, scontata e d’obbligo: parlaci dei tuoi progetti, attuali e futuri.
Progetti ben definiti non ce ne sono: continuerò la collaborazione con Il Giornalino; sto aspettando risposte per prove di cui adesso non dico per scaramanzia; riprenderò con i corsi di fumetto in una scuola statale di Roma, insomma continuerò ad andare dove mi portano matite e pennelli.
Monica Catalano sarà a Narnia Fumetto dal 6 all'8 settembre 2013! Non perdetela!
L’associazione di promozione sociale “Dylandogofili –
Collezionisti Dylan Dog dal 2003” ha appena presentato il suo ultimo gadget,
prodotto e realizzato da Giulio Pellegrini di Chinediferro, per i soli iscritti
all’associazione, un progetto portato avanti in tutto il primo semestre del
2013, grazie alla benevolenza della casa editrice milanese, Sergio Bonelli
Editore: IL MAGGIOLONE!!!
Per i Dylandogofili, il 2013, è
l’anno del Maggiolone ed è questo il tema di alcuni eventi da loro curati
ovvero, ad esempio, una mostra in occasione della prossima edizione di NarniaFumetto 2013 ed un’altra che si terrà ad ottobre presso la Cart Gallery di
Roma. Non solo si è prestata molta attenzione al gadget ma anche al suo
confezionamento come da tradizione dei prodotti realizzati da Giulio
Pellegrini.
E’stato infatti deciso di realizzare, grazie alla preziosa
collaborazione di Val Romeo, autrice di Nathan Never e Dylan Dog, uno sfondo
che fungesse da appoggio fisso alla sagoma. Sfondo consistente in una
rappresentazione della campagna inglese spesso teatro delle avventure dell’amatissimo
Indagatore dell’Incubo. Luoghi che soltanto grazie alla sua fida automobile è
riuscito a raggiungere.
SCHEDA TECNICA
Progetto e realizzazione: Giulio Pellegrini (www.chinediferro.com);
Tecnica: Silhouette su lamiera d'acciaio tagliata con tecnica laser
e verniciata a polvere;
Misure: 12,5x15 cm;
Costo: 75 Euro + costi di spedizione (o consegna a mano in Fiera)
La sagoma, richiedibile
esclusivamente dagli iscritti all’associazione, sarà prodotta in tiratura
limitata ed ovviamente numerata. Ogni associato può richiedere un massimo
di tre esemplari.
COME FARE PER AVERLA?
Innanzitutto, bisogna inviare,
entro il 20 settembre, una mail di richiesta all’indirizzo info@dylandogofili.com. Una volta terminata la fase di pre-ordine, e raggiunta la quantità minima di
produzione, riceverete una mail con tutti gli estremi per effettuare il
pagamento nei soliti modi tracciabili e sicuri. Le sagome saranno in consegna,
approssimativamente, dopo la seconda metà di novembre e le richieste saranno
evase nell’ordine in cui arriveranno le richieste di pre-ordine.
Per qualsiasi ulteriore
informazione o domanda potete contattare l’associazione scrivendo alla mail
info@dylandogofili.com oppure sulla loro pagina Facebook. Li troverete a Narnia
Fumetto 2013 con il prototipo in bella mostra!
QUI le info sulla mostra realizzata per Narnia Fumetto.
Sono finalmente online sia il programma completo di Narnia Fumetto (scaricabile in pdf, o testuale sempre aggiornato), oltre alla sezione Games & Cosplay.
Bozzetto della locandina, by Monica Catalano
Quando iniziammo, era fine 2005. Un gruppo di autori, collezionisti, appassionati. Dopo la seconda edizione, le cose cambiarono. Lasciarono quasi tutti, ed il gruppo si ringiovanì: entrarono nella "dirigenza" tutti i ragazzi che, fino ad allora, erano stati nello "staff" della fiera. La gavetta era finita, i giovani erano al potere! Siamo cresciuti. Studiando, lavorando. La passione c'era, le competenze sono state trovate e le qualità sono emerse. Oggi c'è una bella squadra, con gente affiatata, che un pezzetto alla volta, da ottobre a settembre, "assembla" la nuova Narnia Fumetto. Ora, da tre anni siamo in centro. Ne consegue qualche problema logistico, ma per la prima volta abbiamo spazi dove crescere, spazi che cambiano, magari crescono, ogni anno. Così, la scorsa edizione, ci siamo allargati, occupando anche piazza Dei Priori con una tensostruttura: gli espositori che continuano a scriverci per partecipare, sono stati in parte accontentati, in gran parte ancora no, ma magari cresceremo anche in quello, senza fretta. Finita la scorsa edizione, elaborammo un "piano di battaglia" per il 2013: cose da fare, cose da evitare. A causa della crisi, quest'anno, a programma già approntato ed in corso di realizzazione, abbiamo avuto nuove ed ulteriori difficoltà per realizzare la manifestazione. Superato lo sconforto, abbiamo ridisegnato l'intero evento: essere pratici, elastici e capaci di adattarci, son sempre stati i nostri punti di forza. E, così, ad oggi, posso dire che, con tante difficoltà in più, abbiamo messo in piedi un programma, non solo migliore dello scorso anno, ma che ha realizzato tutte le aspettative e i "sogni" che ci aveva lasciato la scorsa edizione. Area Pro, circa cinquanta espositori, altrettanti autori (ben cinque gli stranieri, con delle giornate tematiche dedicate ai "big", e la presenza di quasi tutti i disegnatori "DC" italiani!), laboratori per bambini, due cosplay contest, di cui uno tematico Disney, aperitivo (ed altre iniziative) per la beneficenza, la seconda edizione del premio de I Leoni di Narni con migliaia di votanti, i "chili" di omaggi a chi acquista l'abbonamento (solo 10 euro per due giorni e mezzo!), la mostra dedicata al maggiolone di Dylan Dog curata dall'Associazione Dylandogofili, i team-up tra autori ("Una poltrona per due"), conferenze, presentazioni, i direttori editoriali degli editori che pubblicano Marvel e DC in Italia che annunciano i propri programmi, la presenza della Sergio Bonelli Editore, un area Games in crescita... e questo non è tutto. Se non sapete di cosa parlo, leggetevi il programma: quest'anno, ce ne è davvero per restare più di un giorno. Abbiamo temuto altre volte di essere giunti al capolinea. Ma, stavolta, la sensazione è molto più forte del passato: lo sforzo necessario a produrre Narnia Fumetto 8, o come la chiamano gli amici NarniaFumotto, è stato grande. Irripetibile. Molti amici ci hanno aiutato, lo staff sta lavorando per pura passione. Il tutto, per darvi una manifestazione da sogno. Ecco: i veri supereroi, i Capitan Thunder (l'avete visto il corto di quest'anno, vero?), sono i ragazzi dello staff. Siamo di nuovo ai blocchi di partenza: è il momento di credere ed investire seriamente, senza "se" e "ma" in questa manifestazione, il momento di dare tutto. Noi, quest'anno, a prescindere dal risultato, l'abbiamo fatto.
Notizia degli ultimi giorni (pensate che gran momentone, eh!) è la "fusione" di Wonder Woman con Flash.
Ovviamente si parla di serie italiane, ovviamente di RW/Lion edizioni.
Che succede? Semplicemente, causa chiusura degli inguardabili comprimari delle serie italiane Wonder Woman e Flash, ovvero rispettivamente Firestorm e Capitan Atom, ed il trasloco - per motivi "narrativi" di Green Arrow dalla serie dell'amazzone a Justice League, rimanevano tre sole serie (WW e Flash, appunto, e la bellissima Aquaman), insufficienti a mantenere in vita due mensili.
Per cui la fusione, che darà vita, forse, alla miglior serie del panorama supereroistico in italia, dato che parliamo di team creativi rodati e di successo per ognuno dei suddetti albi. Oltretutto, invece che due mensili da 4,95 euro al mese, ci ritroveremo con una sola testata la quale, essendo distribuita anche in edicola, costerà solo 3,95: un risparmio che, nel giro di dieci anni, ci potrebbe permettere anche una piccola vacanza al mare!
Detto questo, e complimentandoci anche con Lion, perché non è facile pubblicare un intero universo di ben cinquantadue serie, come loro stanno facendo, in maniera integrale, ci sorge però un dubbio: e il lettore che ha comprato il cofanetto di Wonder Woman, cosa ci metterà?
Per chi non lo sapesse, da maggio 2012, mese di inizio del reboot, ogni anno Lion rende disponibili i cofanetti per raccogliere l'annata successiva di ognuna delle serie spillate. Da qualche mese, quindi, è uscito il cofanetto di Wonder Woman che è deputato a raccogliere i numeri dal 13 al 24 dell'Amazzone. Orbene: con la chiusura, con numero 18, di Wonder Woman, cosa metteranno nel cofanetto gli affezionati lettori che l'hanno acquistato? Che si profili un nuovo concorsone stile Before Watchmen?
L'editore ha annunciato che, fino al numero 24, la "nuova" serie avrà due cover: una dedicata a Wonder Woman, ed una per Flash: ovviamente la risposta alla nostra domanda non può essere un invito ad acquistare entrambe le edizioni solo per riempire i cofanetti, no?
E, di fatto, chi ci rimette da questa chiusura, è il lettore più "fedele", quello che ha preso i cofanetti "da collezione"...
Sarebbe interessante conoscere le motivazioni della chiusura: scarse vendite? Venir meno dei comprimari?
Perché, diciamocelo: visto che, quando proponi un raccoglitore, sei tenuto a fornire il materiale per riempirlo, il venir meno delle serie secondarie di Wonder Woman era noto da mesi e mesi, quindi si sarebbe potuta pilotare diversamente, questa chiusura.
Se fosse un discorso di vendite, le cose cambierebbero. Ma, davvero una serie comunque molto di nicchia - sicuramente una delle meno vendute del "new 52" - non si poteva salvare in alcun modo, magari con un cambio di prezzo o di formato?
Forse, semplicemente, si potrebbero proporre i cofanetti a FINE anno, non all'inizio dello stesso.
Anche perché il cliente ci mette poco a perdere la fiducia nel "prodotto".
Vendonsi
"No, perché avrei qualche fumetto d'epoca da vendere... li prendete?".
Gli chiedo cosa ha.
"Ehm... aspetti... - mi porge il telefonino - "Perché è complicato, forse li riesce a leggere meglio lei".
Leggo: Dylan Dog, Diabolik, Raccolta Legs e un titolo che non ricordo. Wow.
"Ok", gli dico.
"Quanto li valuta?".
Io: "Beh, senza sapere quanti, che numeri, e come sono tenuti, è impossibile".
Alla fine, scopro che sono quattro pezzi in tutto: "Però ho anche un'altra collezione di otto numeri... o sei... o sette". Gli chiedo il titolo. Non lo sa... Dragonero
"Ah... ma è una serie?"
Io: "Si".
"Ah, non è un numero limitato?".
Io: "No".
"Ah... iniziai anche Magico Vento, perché ero remore (??) dell'esperienza di Dylan Dog, che non si trovavano i primi numeri. Poi ho smesso".
Tre fumetti, tre decenni diversi, tre generi opposti.
Poi facciamo post su post sul fumetto in edicola, sui perché ed i percome della crisi... Ecco il lettore medio... Vendonsi (2)
Nel frattempo, torna il tizio di cui qui sopra.
Con una decina di Diabolik, Tex, Legs Weawer (RACCOLTA!) che definire DISTRUTTI è un complimento. Copertine accartocciate, pezzi che si staccano. ORRENDI.
Io: "Guarda, sono pezzi comunissimi. Ma, anche se fossero rari, tenuti così non varrebbero nulla".
E poi gli dico una cosa che non ho detto MAI in tredici anni di onorata carriera: "Forse ti conviene buttarli".
Lui mi guarda: "No, buttarli no! Forse devo tornare tra un anno? Dieci anni? Forse era meglio!".
Io: "Guarda: NO. Non varrebbero comunque nulla!".
Lui: "Tra mille anni?" Gli S-Men
Cliente, mi chiede, tra le altre cose: "Ma i Nuovissimi IS-Men 2...?".
"Guardi, deve uscire...".
"Ah - e si lancia in un monologo favoloso - A meno che... il 2 non stia ad indicare... Esiste I NUOVISSIMI IS-MEN 2... nel senso... c'è solo I NUOVISSIMI IS-MEN o anche I NUOVISSIMI IS-MEN 2, come altra serie?"
Saga
Solito consiglio per un regalo. Signora.
Destinatario: lei non sa cosa legge, ma legge tutto.
Un adolescente che legge tutto (l'unico dell'Umbria, credo) e compra da me.
Sarà capitato di notte.
Cerca, rovista.
Esce.
Rientra, con la nonna del lettore. L'esperta di famiglia.
"Le saghe... le saghe..." dice. "Dei Super-Eroi... dei Super-Eroi"...
Finalmente un riferimento... Capisco che parla della collana da edicola della Panini, provo ad indirizzarla.
Ma lei continua: "Si, si... le saghe dei super-eroi..." ripetendolo altre due o tre volte... poi guarda dietro di me, vede il logo del negozio: "Antani... Antani... Antani Comics... si, è il negozio giusto"...
Almeno quello...
(Rubrica con foto, parolacce e FILMATI, per la difesa degli “ingenui” lettori)
Bentornati a Fumetti & Tormenti puntata seconda, la rubrica fatta apposta per sentirsi meno soli mentre comprate un fumetto (in realtà non serve a nulla, manco a quello, se leggete fumetti come hobby siete solo spacciati e basta, rassegnatevi).
Dopo due puntate c’è già chi scalpita per avere grandi rivelazioni, come se i futuri surreali e distopici dove abbiamo viaggiato fossero semplice frutto della “fantasia” e non una concreta possibilità per l’avvenire (sembrano impossibili ma intanto la realtà ha già in parte superato quelle fantasie); per fortuna la “rete” è piena di pesci e basta saper aspettare per avere tra le mani la soluzione a tutti gli enigmi.
E’ di poco tempo fa il grido d’allarme lanciato da Recchioni sull’imminente fine dei bonellidi in edicola, in effetti la recente chiusura anticipata di Davvero della Barbato sembra dare corpo a queste fosche previsioni (ora sono rimasti solo Suore Ninja della Star e Long Wei dell’Aurea), tuttavia resto un po’ stupito dalla preoccupazione, sua e anche di altri che hanno rilanciato l’accorato appello, sul fatto che sta cosa sia una tragedia per noi lettori (e addirittura per i fumetti in Italia).
A questo si aggiunga la recente discussione nei più disparati siti e forum proprio su Long Wei, il neonato bonellide Aurea (e mai uscita fu più scalognata, come scelta di tempi e per le diverse traversie che ha incrociato), dove come molti hanno rilevato la qualità di stampa è tremenda, cosa che ha suscitato la risposta (a mio avviso incredibile), nientemeno che di Mauro Boselli (sotto pseudonimo), ovvero l’odierno deus ex machina di Tex (vado col copia incollone!).
“Ma che ragionamento è? Spiderman e i fumetti Marvel edizione americana sono sempre stati pubblicati su carta peggiore!
Gli italiani sono troppo ben abituati. Lo volete capire che c'è la crisi? Vi dite amanti del fumetto e volete mandare a remengo una serie originale e ben fatta (anche il n.2 è eccellente) solo perché fate gli schifiltosi per la CARTA? Non ho parole.”
E sticazzi (siamo pure abituati troppo bene!).
Ah, lo Spiderman che dice lui, lo pubblicavano col culo negli Anni ’60, sono passati cinquant’anni, qualcuno lo aggiorni (cribbio!).
Cioè in pratica un ribaltamento della prospettiva mai vista, non per nulla è un autore bravissimo come pochi altri, per cui il vero appassionato di fumetti alla stampa un po’ (tanto) scadente ci può anche passare sopra, contano più (o solo), storia e disegni; inoltre siamo in tempi di crisi, quindi a maggior ragione, iniziative così si devono sostenere a prescindere (pena, la morte! Vi ricorda qualcosa?).
Ma forse la cosa più incredibile è che nessuno lo abbia mandato a quel paese (probabilmente perché tutti sanno che non è un semplice utente qualunque, o forse perché non l’hanno preso realmente sul serio pensando scherzasse); anzi, qualcuno ha genuinamente appoggiato questa sua bizzarra posizione (!), con frasi riassumibili in una come questa (altro copia-incollone di un altro utente qualsiasi) – “Dai suvvia! Se non comprate un fumetto per qualità della carta è un'ingiustizia senza precedenti” –.
KABOOM!
Kaboom 1
Anzi, no, meglio quest’altro KABOOM (e due!).
Kaboom 2
Anzi no, meglio che a rispondere come si deve sia il mitico Batman.
Baaaatmaaaaaan
nananananannanananana... Baaaaaatmaaaaaan...
...Baaaaaatmaaaaaaan...nananananana...NA!
Signori, alleluja, almeno siamo riusciti a capire perché i bonellidi in Italia sono finiti e più in generale (per estensione), addirittura perché i fumetti siano ormai sul viale del tramonto irreversibile (vai tetsuya, picchia duro, digliene quattro delle tue e poi andiamocene a casa!).
Non so se sia peggio che addetti ai lavori la pensino così o che addirittura dei lettori/sedicenti cultori di fumetti, bene o male, condividano allegramente il medesimo punto di vista, anche se a essere sinceri tra le millemila sparate che ormai dovremmo essere abituati a leggere sui forum, quella dell’appassionato che se ne frega se un fumetto è messo bene o male, stampato come si deve oppure no, con la grafica terrificante o meno, gli-va-bene-tutto-purché-legga-un-altro-cacchio-di-albo-qualunque, non è in effetti rarissimo da incontrare.
L’equivoco è che costui non è un appassionato di fumetti e men che meno un collezionista dei medesimi, è semplicemente il RE DELLA RACCOLTA CARTA del suo rione, e pure a sua insaputa (lui invece crede di essere chissà quale fine intenditore), roba che se lo sa l’ufficio d’igiene gli sgombra l’alloggio da tutto quel pattume che negli anni s’è accumulato credendolo una collezione.
No, non è una collezione di fumetti vintage!
Discorso diverso per gli addetti ai lavori, perché poi sono loro che pensano, mettono in cantiere e infine producono nuovi fumetti, ma se la logica è (PARLO IN GENERALE), ancora quella degli Anni ’50, del fumetto purché sia, che alternative in fondo non ce ne sono, scritto in maniera così innovativa che se la gioca con una fiction di Nonno Felice su Rai 1, con protagonisti “interessanti” quanto un Terence Hill che molesta gli stambecchi (tristessssa), disegnato magari da giovani leve che si faranno le ossa proprio su quelle pagine (a disegnare bene ci arriveranno POI, a nostre spese che intanto dovremmo comprarli lo stesso), cosa che non potranno quindi più fare, come temeva Recchioni (e sai che tremenda disgrazia), e alla fine stampato pure ad minchiam ma venduto allo stesso prezzo di un Bonelli originale, allora evidentemente credete pure che i dvd e i blu-ray servano per giocarci a frisbee col cane, che col digitale terrestre si ascoltino solo le radio e che gli occhialini 3-D siano una marca di occhiali da Sole (ehi, e funzionano veramente! C’è per caso un oculista all’ascolto?).
Oh, ma se volete veramente la FINE del medium fumetto, bastava dirlo, non è il caso di provarci sul serio a farlo tramontare.
Attenzione poi a Recchioni, perché da anni proprio sui forum lamentava i prezzi di copertina troppo bassi degli albi Bonelli (!), che infatti rendevano difficoltosa la vita proprio a quegli editori, per forza di cose più piccoli e quindi con mezzi mooooolto più scarsi, intenzionati a “regalarci” altre imperdibili perle bonellidi; paradossalmente col suo sbarco in Via Buonarroti alla fine è stato esaudito, sarà che gli han dato retta, sarà che ci sono arrivati da soli (già sugli speciali facevano da diverso tempo una differenziazione a seconda dei personaggi), ma i prezzi li conoscete anche voi ormai, 3,50 Euro per le 114 pagine de Le Storie, 3,30 per le 96 canoniche del neonato Dragonero (addirittura!), 3,20 per Brandon bimestrale (questo per lo meno serve a tenerlo ancora a galla), peccato che i bonellidi siano condannati lo stesso (ma chissà perché!).
Almeno un Bonelli garantisce uno standard qualitativo minimo accettabile (e ci sarebbe da discutere), quando invece chi non ha i mezzi vuole farne uno lo stesso, il discorso sulla qualità chiaramente non è manco da porsi, quella è secondaria, e se storie e disegni vanno dallo scarso/scarsissimo al medio/discreto/la qualunque è de gustibus, mentre se l’albo alla fine ha una carta e una rilegatura così così ed è stampato male, sei tu che sei un lettore “maniacale”.
Il paradosso è che chi bazzica il fumetto-mondo ancora ci sta a discutere con questi qua, spesso li giustifica e trova scuse per loro (!) e pensa pure ad acquistarli lo stesso 'sti benedetti albi, mentre la gente “normale” (il nuovo lettore su cui converrebbe puntare per garantirsi più che la sopravvivenza, ma una solida continuità), è già fuggita a gambe levate dalle edicole, semmai ci passa di straforo per farci pisciare il cane lì nei paraggi e non certo per acquistare queste nuove, “appassionanti”, proposte, che se per caso te le perdi e non le leggi…sei pure più contento che non il contrario.
E’ un discorso tragicomico, siamo nel 2013, alternative a leggere un fumetto ce ne sono a MILIONI, e chi fa i fumetti come si presenta a contrastare cotanta offerta?
Ma niente, con la mentalità dell’artigiano che si produceva i fumetti in “casa”, con la stamperia nel sottoscala; a tutti loro impossibile non dedicare questo video, come enunciato nei commenti in calce “la canzone più dedicata di sempre” (e ci credo! Qualcuno avrà un coccolone a rivederlo dopo tutti sti anni…).
Ah, chi sia il tipo nella foto e cosa abbia fatto per meritarsi tanto onore lo ignoro, questo passa youtube.
Eeeeeh, che tempi, Jovanotti cantava hit incredibili (!) come “Sei come la mia moto” o “E’ qui la festa?!”, Francesco Salvi assurgeva a popolarità inusitata con “C’è da spostare una macchina!”, “Taxii” e “Esatto”, io avrò gli incubi stanotte dopo aver rimestato in un tale calderone, ma quel che è giusto è giusto, il momento è catartico ed era necessaria una risposta drastica quanto opportunamente proporzionale (!).
E…cosa più importante di tutte…
…si scherza qui eh, si pirleggia alla grande ma senza malignità, semmai con un pizzico di ironia (che tanto se uno è pirla veramente non la coglierà mai per cui…).
Ma allora come si deve fare un fumetto oggi per avere qualche speranza?
Lo saprete nella prossima puntata (ciapa lì, colpone di scena!).
Intanto godetevi il refrain, (e sei un pirla, e c’hai la faccia la pirla, e gli occhialini da pirla…).